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Aborto. Baraldi: “Dopo la sentenza Usa occorre netta presa di posizione”

Ilaria Baraldi


di Ilaria Baraldi*  


Ci sono ragioni per temere che la sentenza della Corte Suprema degli Stati Uniti, con la quale si demanda a ciascun stato federale la scelta su come legiferare in materia di aborto, costituisca un pericoloso precedente anche per il nostro paese?


Fermo restando che in Italia la legge 194 è stata dichiarata nel 1997 dalla corte costituzionale una legge ordinaria a contenuto costituzionalmente vincolato, è pur vero che spesso ciò che succede oltreoceano anticipa ciò che poi si diffonde in Europa.


Ed è altrettanto vero che nel “vecchio continente” c’è già l’esempio della Polonia e dell’Ungheria a preoccupare e ad allertare attenzione e impegno.


Ora l’interruzione di gravidanza resta permessa in circa la metà degli Stati americani; milioni di donne sono private di questa possibilità e le nuove restrizioni comporteranno enormi disparità nell’accesso all’interruzione di gravidanza tra chi vive negli stati a maggioranza Repubblicana e quelli governati da Democratici, costringendo le donne a spostarsi tra Stati.


Non serve competenza ma solo cervello per sapere che così facendo non si impediranno gli aborti. Si impediranno gli aborti legali e sicuri, aprendo nuovamente la strada alle pratiche illegali che mettono a repentaglio la salute e la vita delle donne che – non potendo fare altro – vi ricorreranno.


L’abolizione della possibilità giuridicamente riconosciuta, garantita e tutelata di ricorrere all’interruzione di gravidanza, è l’ennesimo attacco alle fasce sociali più deboli, le donne delle classi popolari, le donne afroamericane e latinas prive delle reti di sostegno e delle risorse necessarie per affrontare spostamenti o anche solo per accedere alle informazioni necessarie.


In Italia, i dati testimoniano un costante calo delle igv (nel 2020, un tasso del 5,4 ogni 1000 donne), a fronte di un aumento preoccupante della obiezione di coscienza del personale sanitario (il 65% dei medici è obiettore) che costringe molte donne a spostarsi tra le regioni per trovare la struttura che le supporti nel percorso.


Quindi è vero che il diritto di scelta delle donne nel nostro paese è “costituzionalmente” al sicuro, ma è vero anche che nei fatti, per garantirlo, occorrono, da un lato, costanti investimenti in sanità pubblica e, dall’altro, una rete di protezione politica quanto più trasversale possibile che manifesti la indisponibilità di quel diritto da parte di forze politiche che vogliano usarlo come strumento di propaganda.


Fortunatamente, per un Pillon ci sono decine di altrə parlamentari che non permetteranno che la sentenza americana faccia da apripista. Ma il nostro paese ci ha storicamente abituatə a grandi stagioni di lotte e conquiste di diritti civili e sociali come ad altrettante stagioni di lento arretramento e di messa in discussione di diritti acquisiti.


Per questo occorre una immediata e netta presa di posizione di tutte le forze politiche democratiche contro le destre autoritarie e liberticide. Ma non basta. Questa non è una battaglia che le donne, le associazioni femminili, la società tutta demanderanno a partiti e personale politico. Il diritto di poter scegliere liberamente della propria vita e della propria salute e di farlo in sicurezza e legalmente è un diritto che riguarda tutte e tutti e ciascunə di noi è chiamato a difenderlo.


Ilaria Baraldi è portavoce delle Donne democratiche di Ferrara

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