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Argenta, il dolore e la rabbia dei genitori di Desire: «Aveva appena festeggiato il compleanno»


ARGENTA. L’atmosfera è surreale, il dolore si consuma già da molte ore fra quelle pareti, che una volta erano perimetro di un luogo di divertimento. La mamma di Desire Baldi abita in quello che fu il Nuovo Mondo, discoteca nel pieno centro di Argenta, ora reinventata palazzina con appartamenti. Sono otto le cassette della posta, una è di quella famiglia che è un ponte fra due mondi. Mamma Marisa, com’è soprannominata, all’anagrafe in verità è Immaculada Concepcion Polanco Jerez ed è originaria della Repubblica Dominicana. Anche se ormai ha la doppia cittadinanza, la donna, poco più che sessantenne, parla un misto fra spagnolo e italiano. Non ha più lacrime da versare, come nessuno ormai dei tanti che ci accolgono nell’ingresso-soggiorno dell’appartamento: la primogenita Giovanna, pure lei di chiara origine dominicana, cugini, amici e il papà di Desire, Lorenzo Baldi, lui sì argentano, classe 1957.



La tv accesa, dimenticata così su un canale a caso, tutti incollati agli smatrphone, chi per avvertire di quanto accaduto, chi per leggere le reazioni sui social o i messaggi, che via via arrivano mentre Argenta si sveglia in un’altra domenica di lutto. Troppa gente, allora chiediamo a papà Lorenzo di poter parlare in privato, in un’altra stanza. Ed è così che ci porta nella camera da letto di Desire, nel luogo che da poche ore è diventato il più sacro per quella famiglia distrutta.



I genitori, che pure sono separati, si alternano nel racconto, quasi a compensarsi l’un l’altro: «Sì, aveva compiuto 19 anni tre giorni fa - esordisce il papà -. Aveva smesso di studiare due anni fa e lavorato saltuariamente, stava cercando qualcosa di più stabile. Ieri sera era andata a ballare con il fidanzato e una coppia di amici, non sappiamo dove». «Il suo ragazzo non voleva andare in discoteca - interviene la mamma -, ma quando hanno deciso di andare lo stesso, mi ero raccomandata che non bevesse: mi ha risposto che avrebbe guidato l’altra ragazza e che lei non beve». La tensione, a questo punto, si alza e papà Lorenzo non si trattiene più: «Mi ha tolto mia figlia, è un omicidio stradale».



Ci sono rabbia e dolore in quelle parole, la pressione a cui è sottoposto quell’uomo non si può misurare, anche perché è evidente che per quanta ne emerga, è più quella che cerca di tenersi dentro. Assieme alle lacrime, che trattiene a stento, tanto che più volte sembra voler abbreviare i tempi della conversazione. Cerchiamo, in qualche modo, di dargli conforto, di spiegargli in questi tragici frangenti come vanno le cose, di dargli tempo e modo di tirare il fiato.



Ecco, allora, intervenire mamma Immaculada: «Desire era una bravissima ragazza, era brava a disegnare...», e prende due fogli con altrettanti autoritratti della ragazzina. «E le piacevano i Beatles», aggiunge il papà, che, prima di congedarci, sul punto insiste: «Lo scriva che le piacevano i Beatles, è una mia passione che era diventata anche sua...». «Ha fatto il liceo artistico - riprende la mamma - e le piaceva anche cantare. Adesso voleva fare un corso per imparare a fare i tatuaggi».



Poi il racconto si sposta sulle ultime ore felici: «Era andata a comprarsi un vestito il giorno del suo compleanno - se l’era provato proprio qui in camera sua e io le ho fatto due foto...», e inizia a cercarle, aprendo cassetti che raccontano l’intimità di una ragazza di appena 19 anni. Quelle foto, però, non saltano fuori: «Erano due Polaroid... – continua la mamma –. Era andata dalla parrucchiera, voleva avere i capelli a posto per il suo compleanno, poi mi ha detto che sul vestito avrebbe messo la giacchetta e indossato gli stivali». È così che si è allontanata sabato sera per andare a ballare, Desire: è così che l’hanno trovata senza vita, schiacciata dall’auto con cui tornava a casa.



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