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Baraldi (Pd): “Da Mosso visione oscurantista del mondo e della vita”

(foto Giori)


Sono state entrambe ritirate le due interrogazioni del consigliere leghista Alcide Mosso, che chiedeva il censimento dei cittadini che hanno cambiato sesso dal 2011 al 2021 e delle donne che hanno abortito nel Comune di Ferrara.


Una richiesta che, nonostante il dietrofront del suo promotore, nelle ultime ore, ha fatto – e tuttora continua – a far discutere, suscitando non poche polemiche nel mondo della politica e delle associazioni che si battono e presidiano i diritti civili in città.


Su tutte, quella della consigliera Ilaria Baraldi che, a nome del gruppo consiliare del Partito Democratico, sottolinea come Mosso non sia “nuovo a uscite dalla quali è facile dedurre la sua visione oscurantista del mondo e della vita, dominati dalla ortodossia del maschio italico, ove non trova spazio la libertà di essere e vivere nell’esercizio dei diritti garantiti (sin qui) da Costituzione e leggi vigenti”.


“Quindi – prosegue – nulla di nuovo nelle due interrogazioni in cui chiede statistiche che potrebbe avere con semplici accessi agli atti, se lo scopo fosse quello di verificare il corretto funzionamento del servizio sanitario. Lo fa in modo sgraziato (anche negli atti politici le parole si possono scegliere e sono importanti) ma, davvero, nulla di nuovo per chi ha chiesto un cimitero per i feti e vive l’ossessione della “teoria gender” (inesistente) nelle biblioteche comunali“.


Baraldi non risparmia critiche nemmeno al primo cittadino: “Azioni peraltro mai commentate dal signor sindaco, ben attento a star sempre con un piede in due scarpe, affinché il refrain “grazie Alan” possa continuare a funzionare in una città in cui un giorno inaugura il Centro Anti Discriminazione e quello dopo difende i cartelloni #stopgender davanti alle scuole, senza soluzione di continuità e senza che nessuno colga l’incoerenza, perché, appunto, questa è la vera forza di “Alan uno di noi””.


“Ma questi – aggiunge la consigliera dem – non sono giorni come tutti gli altri. Veniamo da una campagna elettorale che si è giocata anche sui diritti delle persone, vinta da una leader guidata dal faro di Dio, patria e famiglia, solo quella con la mamma e il papà però, che le possibili varianti date dall’esercizio delle libertà (quelle sì, naturali) delle persone, per la destra non sono degne di essere riconosciute e tutelate come le altre. Proprio ieri (lunedì) Maurizio Gasparri in Parlamento ha depositato un disegno di legge per modificare nientemeno che l’art. 1 del codice civile, per anticipare la capacità giuridica dalla nascita al concepimento, con il chiaro scopo di attaccare la legge 194, senza nemmeno attendere l’insediamento del governo”.


Baraldi chiude: ” Perciò il problema non è Mosso, ma il contesto nel quale Mosso si trova a esercitare il suo ruolo di consigliere. Invano in questi mesi abbiamo atteso un segnale della presidente della Commissione Pari Opportunità, Paola Peruffo, di Forza Italia, lo stesso partito di quel Gasparri che vuole cancellare la libertà di scelta delle donne. Abbiamo chiesto la convocazione della commissione che – lo ricordiamo alla sua presidente – ha autonomia di discussione e di proposta a prescindere dalla disponibilità dell’assessora competente. Di materia di cui discutere ce n’è parecchia, e sarebbe ora che chi si professa liberale dimostrasse di esserlo anche nei fatti, lasciando il reazionarismo a Mosso e il doppio gioco al sindaco“.


Per Manuela Macario, presidente di Arcigay Ferrara, l’interrogazione per avere una statistica sul cambio di sesso denota “la totale ignoranza in materia” di Mosso, per quel che riguarda “un dato decisamente interessante, ma di certo un dato parziale, che il consigliere avrebbe potuto chiedere all’anagrafe”.


Questo – spiega – perchè “il cambio di genere anagrafico è un percorso lungo e anche oneroso. Non tutte le persone trans hanno la possibilità di cambiare il proprio genere anagrafico o hanno la volontà di farlo. Ci sono persone non binary che non fanno il percorso di riassegnazione anagrafica. Ci sono persone trans che attendono anni prima di ottenere il riconoscimento dell’identità elettiva. Pertanto consiglio al signor Mosso di prendere il dato che spero gli verrà comunicato (l’intervento è precedente al ritiro delle interrogazioni), renderlo pubblico, moltiplicarlo per dieci e comprendere quante siano le persone trans che tanto avversa. Sia mai che si illumini d’immenso”.


Un pensiero, quello di Macario, che si ritrova anche nella nota congiunta che Arcigay Ferrara ha sottoscritto con Udi, Cdg e Cgil, a proposito dell’interrogazione per sapere quante donne hanno abortito nel territorio comunale.


“Non ci è dato sapere – si legge – quali intime motivazioni alberghino nella mente del consigliere comunale Mosso tanto da spingerlo a presentare un’interrogazione per sapere quante donne si sono rivolte a Ssn del nostro Comune per accedere all’interruzione volontaria di gravidanza. Sarà forse stata la tradizionale invidia per la capacità riproduttiva delle donne, che continua ad ossessionare tanti uomini? Mah. Fatti suoi. Quel che ci interessa è, però, questo: nel momento in cui sarà venuto in possesso di tale numero, cosa ne potrà dedurre e cosa intende farne? Cosa gli cambia se ad accedere all’Ivg sono una, nessuna o centomila? Ovviamente niente“.


La lettera prosegue: “Il consigliere Mosso, con quei dati, non può farci niente di niente. Non potrà evincerne niente. Perché le ragioni per le quali le donne accedono all’Ivg sono solo ed esclusivamente di quelle donne. Non ne potrà evincere alcun dato, né economico, né sociale, né tanto meno morale. L’Ivg è una scelta di autodeterminazione. Se quella donna avesse voluto procreare – a dispetto della mancanza di lavoro, della povertà, o di chi sa cos’altro – l’avrebbe fatto. Quella del nostro consigliere è un’azione meramente dimostrativa, simbolica. Vuol farci capire che lui c’è, a tutela di non si sa cosa. Ma anche noi ci siamo, come ci siamo sempre state, a tutela dell’autodeterminazione delle donne. Non diciamo che scenderemo in piazza, perché noi in piazza siamo sempre andate. Diciamo che continueremo a prenderci le piazze, come abbiamo sempre fatto”.


Arcigay, Udi, Cdg e Cgil definiscono poi “altrettanto imbarazzante la richiesta, presentata contestualmente alla prima e sempre sotto forma di interrogazione comunale, di avere ugualmente contezza di quante persone abbiano attivato nel decennio 2011- 2021 il percorso di modifica del sesso anagrafico. A che pro, a che scopo?” si domandano.


“Una altra istanza parziale, decontestualizzata e priva di utilità, se non volta ad esprimere – tuonano – un uso statistico del dato con una connotazione pressoché morbosa e distorta dell’informazione. È arrivato il momento, per tutti e tutte, di comprendere che la vita reale delle persone si gioca sul altri piani e su livelli di significanza oggettiva e soggettiva completamente differenti. Del tutto risibile, poi, sfoderare la carta del ritiro quasi immediato di entrambe le interpellanze.


La nota si chiude così: “Per affrontare temi complessi e articolati che toccano la sfera dei diritti civili e umani delle persone, basterebbe a volte come presupposto minimale saper rispettare l’altro e l’altra da sé senza metterne in discussione, anche solo in maniera surrettizia e strumentale, la legittima libertà di scelta personale. E poi, caro consigliere Mosso, saranno mica questi i problemi di Ferrara? Lei si occupi dei veri problemi della città, che alla nostra autodeterminazione ci pensiamo noi”.


 


 

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