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Biogas a Villanova, l’ex consigliera Simeoli: “Nessun interesse per il parere dei cittadini”

La planimetria dell’impianto


“A chi dovremmo credere se le nostre istituzioni mostrano di non interessarsi del nostro avvenire?”. È la domanda che si pone Maria Giulia Simeoli, ex consigliera comunale di Ferrara (per il Pdci) e, soprattutto, residente nella zona dove sorgerà la centrale biogas realizzata dalla società Apis Fe 1, in via Ponte Assa a Villanova.


“L’impianto – evidenzia Simeoli – sorgerà a poche centinaia di metri dall’abitato di Villanova, occuperà circa 15 ha di terreno, richiederà la movimentazione di 140 mila tonnellate di materiale (liquami e letami di impianti zootecnici, pollina, scarti dell’industria agroalimentare) e il transito sulla via Pomposa e sulla rete della viabilità comunale di 13.780 (4.200 solo fra agosto e settembre) automezzi pesanti

anche oltre 50 tonnellate”.


Ma ciò che più lascia perplessa l’ex consigliera è che “nessuno si è preoccupato non solamente di richiedere il parere delle migliaia di cittadini che abitano le frazioni di Villanova e limitrofe all’impianto, ma nemmeno di informare e spiegare cosa intende fare il Comune di Ferrara per tutelare i propri interessi e soprattutto gli interessi e la salute dei propri cittadini”.


A tal proposito viene portato un esempio degli argomenti che i cittadini si sarebbero aspettati che l’amministrazione comunale guidata da Alan Fabbri avrebbe affrontato pubblicamente: “È facilmente prevedibile (ancorché l’ufficio comunale preposto abbia giudicato irrilevante l’incremento di traffico) – spiega Simeoli – che la viabilità subirà un pesante deterioramento e rilevanti costi di

manutenzione: il Comune di Ferrara ha riflettuto su chi li pagherà? I costi saranno a proprio carico (ovvero a carico di noi cittadini) o sindaco e vicesindaco hanno ottenuto che se ne farà carico la società di gestione?”


“Sarebbe stato fondamentale anche che il Comune – aggiunge successivamente – avesse informato e discusso con i cittadini delle misure di controllo sull’inquinamento, il rumore e le puzze generate dall’impianto. Il progetto di Apis Fe 1 prevede che il rumore dell’impianto sia controllato solo in fase di collaudo del medesimo (quando, va da sé, sarà nuovo di zecca) e non nel corso del tempo. Quanto alle puzze esse saranno controllate due volte all’anno e solo per i primi due anni: e poi? Ci saremmo aspettati che il Comune affrontasse questo problema con i cittadini del territorio e li

avesse rassicurati circa il proprio impegno a intensificare e vigilare attentamente sul rispetto di tutti i parametri ambientai e di salute sensibili”.


“In municipio – prosegue – non si può ignorare che un impianto industriale di tali proporzioni (altro che impianto agricolo) avrà un impatto negativo sul valore delle abitazioni e sulla attrattività residenziale del territorio in un ampio raggio circostante. Sarebbe stato importante che il Comune avesse sentito il dovere di discutere il problema con i cittadini e rassicurarli anche su un impegno concreto a tenere conto della svalorizzazione del patrimonio immobiliare di tante famiglie nella gestione della fiscalità locale sulle abitazioni e sulle piccole attività produttive numerose in questo territorio”.


Infine, Simeoli si sofferma sul tema delle compensazioni ambientali e dei costi previsti per il ripristino della situazione ex ante al termine della vita utile della centrale biometano: “La ditta Apis Fe 1 ha previsto di cavarsela poche centinaia di migliaia di euro, compresa una pista ciclabile da 200 mila euro e costi post mortem per 245 mila, rispetto a ricavi e soprattutto margini che cuberanno, nel tempo, decine milioni di euro (si vedano i dati esposti nel sito web di Alvus, la società che controlla Apis Fe 1). Quantomeno il Comune di Ferrara avrebbe dovuto dire ai propri cittadini che l’insediamento dell’impianto industriale non avrebbe solamente permesso ad Apis Fe 1-Alvus di usare il nostro territorio per generare ricavi e utili di impresa, ma avrebbe rappresentato una occasione di ricchezza e di investimenti sullo stesso territorio”.


Nulla di tutto questo – conclude – i nostri amministratori hanno sentito il dovere di dirci, mentre sulla stampa cittadina sono apparse dichiarazioni (mai smentite) di impegno del Comune ad ottenere il dimezzamento dell’impianto, mentre in Conferenza dei Servizi lo stesso Comune approvava il progetto da 1.000 smc di biometano all’ora”.

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