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Caso Arquà. Naomo propose un ‘patto segreto’ perché lei si assumesse tutte le responsabilità

Nel giugno del 2021, dopo la perquisizione della Digos che ‘incastrava’ Rossella Arquà, e dopo le immediate dimissioni da tutti gli incarichi nel partito e in consiglio, il vicesindaco Nicola Naomo Lodi propose un accordo alla sua fedelissima.


Arquà ha sempre sostenuto di non esser stata lei a inviare le lettere con dentro i proiettili a Naomo, assumendosi viceversa la totale responsabilità per le altre missive anonime minatorie. Tanto da denunciare per diffamazione chi ha sostenuto il contrario (il vicesindaco prima e il sindaco appena un giorno fa).


In quell’accordo, secondo quanto afferma ora la leghista, “mi avrei dovuto assumere la responsabilità di tutte le lettere anonime comprese quelle che non ho inviato io”.


La sconcertante rivelazione arriva in sede di replica alle parole di Alan Fabbri a commento della sentenza del Consiglio di Stato che ritiene illegittime le dimissioni della consigliera.


“Caro signor Sindaco – scriva Arquà -, ho letto le sue pesantissime dichiarazioni su di me. Evidentemente lei ha dimenticato (o fa finta) chi è Rossella Arquà. Sono una persona incensurata che mai ha avuto a che fare con la giustizia prima di incontrare il suo vice che, viceversa, non può certo dire altrettanto”.


Arquà racconta pezzi della sua vita, non certo costellati di fortuna e felicità: “Lei deve sapere che io ho sempre vissuto onestamente con lavori umili e precari. Ciò fin dal giorno della nascita di mio figlio, oltre trent’anni fa. Quello stesso giorno in cui nasceva il mio bimbo, suo padre moriva bruciato in un incidente sul lavoro”.


E ricorda che “per Naomo Lodi ho fatto le pulizie in casa, nel suo negozio, e pure da babysitter. Tutto in nero pur di poter guadagnare qualcosa. Ma sempre con onestà assoluta”.


Poi la consigliera ribadisce che “non ho inviato io le lettere con i proiettili e questo Naomo Lodi lo sa benissimo. Ho ammesso le mie reali responsabilità per quelle che, viceversa, ho inviato io”.


E alla fine si rivolge ad Alan Fabbri: “Ma se avete così paura di me (cosa che mi fa sorridere) perché, quando è scoppiato lo scandalo il suo vice si è affrettato a propormi “un accordo” col quale mi avrei dovuto assumere la responsabilità di tutte le lettere anonime comprese quelle che non ho inviato io?”.

“Se riterrà – conclude – ne parleremo in tribunale”.

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