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Casumaro, fratelli chiedono un aiuto: «Senza casa dopo il rogo»


CASUMARO. Da quel 25 giugno la loro vita è cambiata in maniera radicale, perché di colpo si sono ritrovati senza un tetto dove poter stare, senza una doccia calda, senza una cucina per prepararsi un piatto di pasta. E per due che hanno solamente come introito mensile la somma di 700 euro la vita non è certo facile. L’episodio che ha causato tutto questo è avvenuto la notte del 25 giugno, in via Guidoboni a Casumaro, nell’abitazione dove vivevano i fratelli Daniela e Massimo Facchini, originari di Bondeno ma residenti a Casumaro (nella parte che sta sotto il Comune di Cento, vicino allo stadio) da tantissimi anni, nella casa che era dei loro genitori, ora defunti.



LA TRAGEDIA



L’incendio alla fine si è scoperto che è stato causato dallo zampirone, caduto sul divano mentre Massimo stava dormendo. Quando le fiamme si sono alzate, i fratelli sono riusciti ad uscire di casa, prima dell’intervento dei vigili del fuoco di Cento e Bondeno, al lavoro per diverse ore (l’incendio è scoppiato alle 23, ma è stato spento solo alle 4 del mattino). L’abitazione, che si sviluppa su due piani, è stata completamente danneggiata al primo, ma è crollata una parte del soffitto, con un buco nel tetto e il danneggiamento dell’impianto elettrico. Nell’incendio sono morti anche la cagnolina e la gattina di Daniela, la prima era scappata ma è probabilmente morta di paura, mentre la seconda è morta per le esalazioni.



SENZA CASA



«Siamo entrambi fuori di casa da allora - ci racconta Daniela -, perché le stanze al primo piano non hanno subìto danni, ma ovviamente l’abitazione è inagibile e servono degli importanti lavori di rinforzo della struttura. Purtroppo non avevamo l’assicurazione contro l’incendio e con le poche entrate che abbiamo non possiamo permetterci un intervento di questo tipo. E abbiamo la necessità di non spostarci troppo, perché nella casa c’è tutta la nostra vita, oggetti che non sappiamo dove portare e se andiamo via gli sciacalli potrebbero portarci via tutto». Ora i fratelli attendono la perizia di un ingegnere strutturale per sapere il danno effettivo della casa. Ma in queste tre settimane come avete fatto? «Mio fratello va da nostro cugino, che abita vicino a noi, ma ha la casa già venduta ed entro dieci giorni la deve liberare, tanto che ha già dato disdetta per gas e luce. Io ringrazio una nostra vicina, che mi permette almeno di fare una doccia e mi dà un letto, ma non potremo certo andare avanti in questo modo ancora per tanto tempo».





LA RICHIESTA



Al caso dei due fratelli si sono interessati i servizi sociali del Comune di Cento: «Ci è stato detto che una casa l’abbiamo; certo, ma non è agibile. Sappiamo che in giunta verrà discusso il nostro caso, speriamo in un aiuto in tempi brevi, perché non chiediamo lavoro o soldi, solo una struttura abitativa in zona, per poterci far da mangiare, una doccia e dormire senza arrecare disturbo ad altri». La situazione dei due fratelli, entrambi ultracinquantenni è complicata anche sul piano lavorativo e di certo il coronavirus non ha aiutato: «Io mi sono sempre arrangiata con tanti lavoretti ma ovviamente adesso è tutto fermo e a 58 anni dove posso andare? Mio fratello ha un lavoro part time e prende 500 euro al mese, io ho un assegno da 200, entrambi siamo invalidi e inseriti fra le categorie protette all’ufficio di collocamento ma è difficile trovare di meglio, specie in questo momento di crisi. E a tutto questo si aggiunge il fatto che abbiamo solo parenti anziani, non possiamo certo diventare un peso per loro. Chiediamo un tetto, anche un modulo abitativo di quelli distribuiti dopo il terremoto, perché non vorremmo trovarci in autunno con i primi freddi ancora in questa situazione...». —



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