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Cento. Per la morte del quindicenne cestista si aggiunge anche un sesto indagato

CENTO. Cinque nomi scontati e uno che apre un possibile scenario alternativo. Per la morte di Marco Lelli Ricci, il ragazzino cestista di Granarolo morto a soli 15 anni nell’incidente dello scorso 3 aprile in via Nuova tra Renazzo e Pilastrello, c’è una persona indagata in più. Se era scontato che il pm Fabrizio Valloni, titolare dell’inchiesta aperta dalla procura di Ferrara, avrebbe iscritto nel registro il nome del padre della giovane promessa del basket, alla guida dell’auto precipitata nella buca di tre metri all’interno del cantiere stradale, due responsabili della ditta che stava eseguendo quei lavori e due funzionari della Provincia, ente proprietario della strada, ebbene, a questi cinque si aggiunge anche il nome della donna proprietaria dell’auto la cui targa è stata trovata sul luogo dell’incidente mortale.

Questo significa che tutte le ipotesi sono al vaglio degli inquirenti, compresa la possibilità che quell’auto possa aver causato circostanze tali da favorire l’errore del papà alla guida, magari abbattendo parte della segnaletica che avvertiva del pericolo. Strada che invece il padre 55enne della vittima, con pure la moglie al suo fianco in auto, aveva imboccato, nonostante qualcun altro prima di loro era arrivato a fermarsi dove il percorso era sbarrato e aveva avvertito genitori e allenatori nella chat della squadra di basket.

Come sempre in questi casi, con tutte le ipotesi aperte, l’iscrizione nel registro degli indagati è a tutela delle difese, che possono così partecipare con propri periti agli accertamenti tecnici. Il pm Valloni, infatti, ha già disposto una consulenza tecnica e una consulenza cinematica, per ricostruire la dinamica dell’incidente nella successione di tutti i suoi dettagli.

Non potrà essere solo la testimonianza dei genitori della giovane vittima, infatti, fonte della ricostruzione, essendo appunto il padre del giovane Marco a propria volta indagato. Sia lui che la mamma rimasero feriti seriamente e trasferiti all’ospedale Maggiore di Bologna ma, più del dolore fisico, a “spezzarli” è stata la perdita del figlio.

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