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Concussione ‘per interposta persona’. Il pm chiede la condanna del vicesindaco Lodi







(foto di Riccardo Giori)


È buio ormai quando finisce l’udienza, iniziata all’ora di pranzo. E le facce di Nicola Lodi e del seguito di consiglieri e assessori che ormai lo accompagna sempre in tribunale sono tese, sicuramente molto meno serene che all’arrivo. È normale dato che si dovrà attendere fino al prossimo 16 febbraio per conoscere l’esito del processo che lo vede imputato di concussione, con pendente ora una richiesta di condanna a 2 anni e 8 mesi di reclusione e la spada di Damocle della legge Severino che potrebbe portarlo via dal municipio, sospeso fino a 18 mesi.


Nel corso dell’udienza di ieri pomeriggio, per il vicesindaco il pm Ciro Alberto Savino ha chiesto vengano riconosciute le attenuanti generiche vista la modalità di azione, un po’ rozza, e il contegno processuale. Questo ha inciso sulla determinazione della richiesta di pena: partendo dai 6 di pensa base, ridotti a 4 per le attenuanti si arriva infine ai 2 anni 8 mesi per lo sconto di un terzo previsto dal rito abbreviato, scelto da Naomo per farsi giudicare.


La concussione si sarebbe realizzata per interposta persona. Nel maggio 2020 Lodi invio una email a Daniele Bertarelli, presidente di Cidas, cooperativa che ha vari appalti in essere con il Comune, chiedendo di adottare un provvedimento disciplinare contro Daniel Servelli (il concusso e parte offesa), dipendente Cidas, “reo” di averlo criticato e offeso su Facebook. Un provvedimento indicato come “necessario per mantenere sereni rapporti collaborativi con la vostra cooperativa e che vogliamo non vengano meno per colpa di una persona di questo genere”. Il dipendente subì effettivamente delle conseguenze disciplinari, anche se più blande di quelle richieste dal vicesindaco. Le possibili conseguenze per Cidas, dunque la capacità dell’amministratore di esercitare pressione, anche se sono state negate dalla difesa, vennero esplicitate due volte da Lodi, nell’intento di far capire la propria buona predisposizione verso la coop: in una diretta Facebook e anche al pm al quale ‘Naomo’ riferì che il dirigente gli fece presente che il contratto di Cidas era in scadenza e gli chiese cosa fare, ricevendo in risposta di prorogarlo.


Se la difesa (avvocati Ciriaco Minichiello e Carlo Bergamasco) e lo stesso Naomo scelgono la strada del silenzio al termine dell’udienza (anche se il vicesindaco promette di chiamare le redazioni, non quella di questo giornale), “soddisfazione” è espressa dall’avvocata Gaia Fabrizia Righi che assiste Servelli, parte civile nel processo che, oltre a insistere per la condanna del vicesindaco, ha chiesto il risarcimento del danno e il riconoscimento di una provvisionale di 20mila euro.


Si saprà tutto, come anticipato sopra, il 16 febbraio, data alla quale il giudice dell’udienza preliminare Danilo Russo ha rinviato per repliche e sentenza.


Molto probabile che anche in quell’occasione Lodi venga ‘scortato’ dal codazzo. Ieri in tribunale c’erano tre assessori (Matteo Fornasini, Marco Gulinelli e Dorota Kusiak, che sono rimasti dall’inizio alla fine, con Kusiak che è apparsa la persona più in apprensione di tutte per le sorti del suo collega in giunta), alcuni consiglieri di maggioranza (si sono visti Stefano Solaroli, Fabio Felisatti, Massimiliano Guerzoni, Benito Zocca, Alcide Mosso, Stefano Franchini), poi il consigliere regionale della Lega Fabio Bergamini e perfino il presidente dell’Ente Palio Nicola Borsetti, nonché Michele Lecci, portavoce del sindaco. Tutti a loro volta ‘scortati’ da tre agenti della Digos.


 

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