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Copparo, bimbo di 3 anni escluso da scuola per errore del Comune

Bambino di 3 anni escluso dalla materna comunale per “eccesso di potere”. È un caso al limite della realtà quello che si trova ad affrontare una coppia di genitori di Copparo. Il loro figlio maggiore non è stato inserito nella graduatoria per accedere al servizio scolastico per l’infanzia.


E loro, entrambi infermieri che lavorano al pronto soccorso di Cona, i famosi “angeli del Covid”, non sanno più a che santo votarsi.


Eppure i loro passaggi li hanno fatti: mail alla pec del Comune, attesa e… la scoperta che il loro figlio non rientrava nell’elenco dei 48 richiedenti pubblicato in municipio. E da allora da parte dell’amministrazione c’è stato un susseguirsi di informazioni poco chiare e passi falsi, bacchettati anche dal difensore civico regionale.


Partiamo dall’inizio. A fine gennaio i genitori, dopo aver consultato sulle modalità di presentazione della documentazione gli uffici preposti, chiedono l’iscrizione del figlio via posta elettronica ordinaria. L’invio pare andare a buon fine, visto che non ricevono comunicazione contraria.


L’11 marzo viene pubblicata la graduatoria. Scoprono che il loro numero identificativo non c’è. In Comune gli dicono che la loro istanza non era stata ricevuta. E allora reinoltrano la mail di gennaio, a comprovare – grazie alla data della prima mail – l’avvenuta spedizione. Tutti gli uffici la ricevono, tranne la famosa casella Pec, che dimostra da dove era nato il problema.


Ma l’Ufficio Scuola ribadisce la mancata ricezione. E avverte che c’è possibilità di fare ricorso entro il 10 aprile. I genitori fanno ricorso, lamentando il malfunzionamento della casella Pec del Comune. Tutto tace. Chiedono allora un incontro al sindaco Fabrizio Pagnoni e all’assessora competente, Paola Peruffo. L’assessora li chiama: assicura che “al 95% – come riporta l’esposto della famiglia al difensore civico – la buona riuscita del ricorso” intravedendo “senza ombra di dubbio la buona fede della famiglia”. Peruffo li informa che del caso si occuperà il Comitato di Partecipazione, composto da docenti e genitori. E l’organo “difficilmente darà parere negativo”.


Il 12 aprile l’organo si riunisce, senza che i diretti interessati vengano avvisati o convocati. E si decide per la definitiva esclusione. Peccato che un tale organo non abbia il potere di prendere tali decisioni (spetterebbe al responsabile del procedimento). E peccato (come dirà il difensore civico) che i membri non erano stati edotti a dovere sulla situazione.


I genitori tornano a scrivere a sindaco e assessora. “Segue un nuovo lungo silenzio e non abbiamo mai ricevuto alcun appuntamento”. Ricevono solo una chiamata da Paola Peruffo, che li informa della decisione del comitato. Chiedono il verbale della seduta. Arriva, dopo ulteriore sollecitazione, solo il 27 aprile. E il contenuto “è palesemente contraddittorio, a tratti superficiale, e non rispecchia il corretto andamento dei fatti”, sostengono i genitori.


Ma c’è un dettaglio in più. Un dettaglio che sfiora il ridicolo: “nello stesso documento l’amministrazione verbalizza che avremmo utilizzato una email ‘inconsueta’. Eppure è la stessa casella di posta utilizzata dallo stesso ufficio per inviare le rette scolastiche”.


Il caso finisce in consiglio comunale, grazie a una mozione presentata da Martina Berneschi ed Enrico Bassi del Partito democratico. Dal momento che “l’esclusione origina non tanto da una negligenza o da un errore da parte degli istanti, quanto dalla mancata ricezione da parte dei sistemi informatici comunali della e-mail”, i due consiglieri di opposizione chiedono al sindaco e all’assessora di “disporre la riapertura del procedimento per la formazione della graduatoria, valutando la riammissione della domanda, apparendo la decisione assunta dal Comitato non solo palesemente contraddittoria rispetto agli elementi verbalizzati, ma anche assunta in assenza delle garanzie procedimentali previste dalle norme che regolano il procedimento amministrativo ed in potenziale difetto di competenza”.


La risposta di Peruffo è tesa a difendere gli uffici del suo assessorato. Parla infatti di “caso affrontato con la massima diligenza da parte di tutti”, di “verifiche eseguite con scrupolo”, “uffici che han confermato che la domanda non è mai pervenuta”, di “caso trattato con imparzialità” e conclude esprimendo “piena fiducia nell’amministrazione comunale rispetto ai nostri dipendenti direttamente interessati al disbrigo delle pratiche”.


L’assessora sostiene inoltre che “accogliere le richieste avanzate costituirebbe un vulnus per il sistema dei servizi comunali a fronte della vigente regolamentazione e determinerebbe conseguenze per quanti sinora ammessi in virtù di domande fatte correttamente. Sarebbe un caso di iniquità (sic)”.


La stessa maggioranza, in sede di votazione, risulta perplessa. Occorre deliberare una seconda e una terza volta per aver ragione delle astensioni.


A distanza di poche ore arriva anche la risposta del difensore civico regionale Carlotta Marù: l’iniquità è da tutt’altra parte e parla di “palese contraddittorietà ed infondatezza dei motivi che hanno portato all’esclusione” e di “atto viziato per eccesso di potere sotto il profilo di illogicità e contraddittorietà laddove, dapprima elenca la sussistenza degli elementi fondamentali per la validità dell’istanza e, in seguito, la reputa inammissibile per motivi del tutto diversi e non pertinenti”.


Il difensore è consapevole “che, secondo la logica delle graduatorie, l’ammissione di Edoardo comporta l’esclusione di un altro bimbo e che un’altra famiglia sarebbe messa in difficoltà”. Tuttavia, “questo non vale assolutamente a giustificare le palesi e ripetute violazioni di legge, compiute a danno dei ricorrenti”.


In chiusura è lo stesso difensore civico a suggerire al Comune, nel caso non lo sapesse, come procedere: “valutare quanto prima una deroga al numero dei bambini ammessi, ammettendo – quanto meno – anche quello escluso”. In alternativa, “deliberare un valido sostegno economico (nella forma ritenuta più congrua) a favore della famiglia affinché possa iscrivere il bimbo in altra struttura privata”.


“Soluzioni di questo tipo, non solo riparerebbero il danno causato, ma darebbero un chiaro sostegno alla natalità” conclude Marù, invitando il Comune di Copparo a riesaminare l’istanza al più presto.

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