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Crisi abitativa, a Ferrara la rabbia degli studenti per caro affitti e mancanza di alloggi










di Lucia Bianchini


“Costretti a barcamenarci tra cifre spropositate, truffe, casting da coinquilini, ostelli e b&b pieni, in molti casi poi con prezzi fuori portata”. Per questo gli studenti di Link sono scesi in piazza Municipio mercoledì 11 ottobre, per rimarcare il loro diritto a vivere nella città in cui hanno deciso di studiare, spiegando quale sia la difficile situazione in cui molti studenti si stanno trovando, con la grandissima difficoltà a trovare un alloggio, anche per gli studenti Erasmus, e l’Università che non fornisce loro risposte, affermando – come raccontano i manifestanti- che il problema affitti non è sua responsabilità.


L’emergenza abitativa, il caro bollette e il carovita si sommano a quella che è una spesa sempre più ingente – spiegano in un comunicato i militanti di Link – che deve essere sostenuta da uno studente durante il suo percorso universitario: “Possiamo tranquillamente affermare che ad oggi il diritto allo studio è in realtà un privilegio. I costi delle crisi vengono scaricati sui singoli fino a impedire un reale accesso all’istruzione”.


“L’emergenza abitativa – aggiungono – è un imperativo che non può più vivere di misure e risposte palliative: in Italia ci sono 40mila posti letto a fronte di 421mila fuorisede e quasi 2 milioni di studenti universitari in tutto. La media nazionale è di 5,6 posti alloggio ogni 1.000 studentesse e studenti, il che è causato da una serie di definanziamenti e politiche che hanno preferito il privato al pubblico. I fondi per l’edilizia universitaria previsti dal Pnrr non danno soluzioni strutturali: il decreto 1119 apre a enti privati l’acquisizione del diritto di proprietà di immobili da destinare a posti letto per studenti universitari o l’instaurazione di un rapporto di locazione anche su base convenzionale, denotando una mancanza di volontà piena nel dare risposte concrete e sostenibili a un problema così capillare”. Secondo i ragazzi il mercato dei privati è dannoso e non rappresenta una soluzione, e ciò che chiedono è che gli edifici sfitti vengano riconvertiti in studentati pubblici, che il canone concordato venga applicato in tutte le città e che venga regolamentato il fenomeno degli affitti brevi.


Anita Magagnotti, militante di Link Studenti Indipendenti Ferrara, sostiene “la totale noncuranza delle istituzioni nei confronti delle persone che non vivono il privilegio di potersi permettere di vivere da fuori sede e stanno negando quello che chiamano diritto allo studio”.


Leonardo Asaro del collettivo studentesco transfemminista ‘Out’ ha poi sollevato la difficoltà abitativa degli studenti e delle studentesse queer, a disagio nel trovare una soluzione abitativa per la loro identità di genere, che disturba coinquilini o proprietari, o perché omosessuali.


Come sottolinea poi Gabriella Angelillis, coordinatrice di Link Ferrara: “Gli studentati si riempiono in un attimo e vengono lasciate fuori persone che ne avrebbero diritto, ma che dovranno rivolgersi a privati che proporranno prezzi altissimi, disonesti, spesso senza contratto, chiedendo magari la busta paga di chi ti sostiene economicamente, per decidere loro se i tuoi genitori guadagnano abbastanza. Ma come fa una famiglia con stipendio medio o medio-basso a permettersi di pagare tra i 400 e i 600 euro per una stanza singola o un posto in doppia, in case che cadono a pezzi. Utenze escluse ovviamente, senza spesa, trasporti, materiale didattico. Come si fa a vivere? Direte, se non te lo puoi permettere avrai la borsa di studio, ebbene quest’anno no, per cento euro in più sull’Isee di famiglia, come se quella cifra incidesse davvero nella situazione economica di una famiglia. Ma anche se fossi beneficiaria, coprirebbe al massimo alcuni mesi di affitto”.


“Chiediamo a questo nuovo Governo – conclude la coordinatrice – che ascolti le voci di migliaia di persone che da mesi cercano un posto in cui vivere per continuare gli studi, per compiere un loro diritto. Chiediamo studentati, ma non quelli di lusso che ci propinano come soluzione, perché nessuno può permettersi 600 euro di stanza in uno studentato lontanissimo dal centro e in una città in cui il trasporto pubblico si ferma alle 20.30”.

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