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Elezioni, Bonaccini: “Possiamo rimontare i sondaggi. Rischio ritorsione autoritaria col centrodestra”

Scortichino. “L’unico modo per provare a vincere è imporre noi la discussione nel Paese, scegliendo pochi temi molto comprensibili, che riguardano i problemi dei cittadini”. Ce l’ha in tasca, Stefano Bonaccini, la ricetta per cercare di arginare quella che sembra l’inarrestabile ascesa del centrodestra alle prossime elezioni politiche del 25 settembre.


Pochi ingredienti, ma essenziali, che ieri sera (lunedì 29 agosto) sono stati messi sul tavolo della Festa de l’Unità di Scortichino, organizzata dal Partito Democratico di Bondeno, a cui il governatore della Regione Emilia-Romagna ha preso parte insieme ai tre candidati ferraresi, vale a dire Paola Boldrini, Antonio Fiorentini e Marcella Zappaterra, e alla candidata al collegio uninominale del Senato, Manuela Rontini.


Forte preoccupazione, nelle parole di Bonaccini, è trasparita a proposito del tema caro-bollette, che sta mettendo in ginocchio imprenditori e famiglie, all’interno di un contesto politico incerto dopo la caduta del governo Draghi: “Negli ultimi giorni – ha esordito il governatore – abbiamo assistito alla processione di Salvini, Meloni e Berlusconi che in coro si sono messi a dire a Draghi di darsi da fare e di andare in Europa per risolvere il problema, ma sono stati loro a mandarlo a casa, insieme a Conte, in maniera irresponsabile. L’ex premier può piacere o no, ma quando andavi all’estero capivi che c’era una rispettabilità diversa nei nostri confronti. Oggi, invece, chi tratta con lui sa che tra un mese non ci sarà più e questo fa la differenza”.


“Il costo del gas – prosegue Bonaccini – tra poche settimane potrebbe diventare una tragedia per il Paese. Occorre che ci si muova subito e si faccia capire qual è la nostra idea. Il centrodestra si è detto favorevole alle centrali nucleari di ultima generazione ma, mettiamo che tutti fossimo d’accordo con questa soluzione, non le avremmo prima di 15 o 20 anni. Nel frattempo, morirebbero tutte le imprese e le famiglie andrebbero sul lastrico. Noi abbiamo bisogno di risposte oggi“.


E allora ecco che la soluzione per Bonaccini è a pochi chilometri da Ferrara: “A Ravenna faremo il gassificatore perché serve all’Italia e serve all’Emilia-Romagna. Sarà pronto tra due anni, ma quando sarà utilizzabile, insieme – spero – a quello di Piombino, non saremo più dipendenti dal gas russo. E nell’immediato? Il futuro sarà delle energie rinnovabili. Abbiamo appena approvato la legge sulle comunità energetiche e sono sempre più convinto che serva subito istituire un contributo di solidarietà per le persone più in difficoltà. Così come serve mettere un tetto massimo al prezzo del gas. Le proposte ci sono, dobbiamo lavorare insieme”.


Un lavoro di squadra che funziona a livello amministrativo in Emilia-Romagna, ma che si fa fatica a ritrovare a livello nazionale nella costituzione di un centrosinistra sempre più ampio: “Da due anni e mezzo, in Regione stiamo riuscendo tutti insieme a garantire un governo che dà risultati e va da Calenda a Renzi, fino a Fratoianni e Bonelli. Se qui l’alleanza governa, forse vuol dire che ce la si può fare insieme. Il discorso è diverso a livello nazionale. Ma forse in questo caso il centrodestra è stato più furbo di noi. Hanno litigato fino a ieri e poi sono stati più bravi a mettersi insieme, ma non è che non hanno differenze”.


Intanto ieri, proprio a Bondeno, sono arrivati 550mila euro di aiuti regionali per far fronte ai danni del fortunale della scorsa settimana: “In totale abbiamo disposto un milione di euro, che non risolve i problemi, ma fornisce un primo aiuto e risponde alle prime emergenze di privati e imprese. Non abbiamo la bacchetta magica, ma cerchiamo sempre di stare sul territorio. Siamo già pronti per fare qualcos’altro e abbiamo chiesto al governo di fare la propria pare per trasferire le risorse che servono. Noi ci siamo e non vi abbandoniamo“.


Giusto il tempo di un breve excursus, che la conversazione torna sui binari elettorali e si ferma sul tanto discusso tema della Flat Tax: “Con questa scelta, un ricco si avvantaggia e un povero ci rimette. Se vincerà la destra e la faranno, è sicuro che entreranno meno risorse nelle casse dello Stato, che non sempre le spende bene. Ma se sono meno, dov’è che tagliano? Lo faranno sulla sanità e sulla scuola pubblica. Lo metto per iscritto adesso e non mi sbaglierò. A mio parere, la scelta più giusta sarebbe il taglio del cuneo fiscale. Se lo fai, gli imprenditori pagano meno tasse, si riduce il costo del lavoro e si aumentano le buste paga dei lavoratori“.


Per Bonaccini, nel caso in cui dovesse trionfare Fratelli d’Italia, non ci sarebbe un rischio del ritorno del fascismo, mentre quello di una torsione autoritaria è concreto: “Se stravincono le elezioni con due terzi o più dei parlamentari, possono cambiare la Costituzione senza passare da una da una consultazione referendaria. Per questo è necessario che nei collegi uninominali si rifletta prima di dare il voto a partiti che non siano il Pd, l’unico che nei collegi può battere la destra. Salvini è tra i banchi dell’estrema destra in Europa, la Meloni è andata a un comizio di Vox in Spagna e tra i loro idoli c’è tale Orban, che in Ungheria ha fatto approvare le leggi che tolgono autonomia alla magistratura e diritti alle donne, punto importante da difendere fino in fondo. Non vogliono nemmeno riconoscere lo Ius Scholae. Così come non vogliono riconoscere la libertà di amare chi si vuole e di vivere quanto e come vogliamo. Io, Giorgia Meloni non la considero fascista, ma semplicemente non la vorrei alla guida dell’Italia perchè inaffidabile davanti ai problemi che ci attendono“.


L’appello finale è ai candidati del Partito Democratico: “Abbiamo il dovere di dosare le parole. Noi non siamo migliori degli altri, ma siamo certamente diversi. Per questo motivo possiamo rimontare ciò che dicono oggi i sondaggi, come rimontammo alla grande alle ultime regionali, quando la mattina stessa che si andava a votare, ci davano per sconfitti. Scegliere noi non è un voto per tutta la vita. Dobbiamo spiegarlo alla gente perchè di fronte a ciò che accadrà al Paese nei prossimi cinque anni, forse, per la loro famiglia, i loro figli e le loro imprese siamo davvero più affidabili noi. Dobbiamo aiutare Letta, dobbiamo lavorare perché succeda qualcosa il 25 settembre. Dobbiamo vincere e crederci, se abbiamo un’idea del mondo diversa da quella che potrebbe realizzarsi consegnando l’Italia nelle mani di Salvini o della Meloni“.

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