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Elezioni, SI-Verdi guardano al Petrolchimico: “Transizione non deve essere un bagno di sangue”

di Pietro Perelli


Alleanza Verdi Sinistra creata dall’unione di Europa Verde e Sinistra Italiana a cui si è aggiunto Possibile, lancia la volata anche a Ferrara ai candidati alle politiche del 25

settembre, presentati da Sergio Golinelli (SI) e Marta Leone (Possibile).


Un’alleanza nata prima della caduta del governo Draghi che parte dall’auspicio, spiega Sergio Golinelli, “che tra le forze di sinistra e ambientaliste ci fosse un processo di unione“. Processo di unione che, aggiunge Giovanni Paglia, capolista alla Camera nel collegio plurinominale, nasce “dall’esigenza di intrecciare le lotte per la giustizia sociale e ambientale” su cui “entrambe le forze politiche lavoravano”. Accanto a Giovanni Paglia anche Valentina Marassi e il ferrarese Matteo Gilli.


Dei quattro candidati alla camera dei deputati è assente Cristina Mengozzi mentre al

senato in candidati al collegio plurinominale sono, in ordine di lista, Giuseppe Civati, Beatrice Brignone, Fausto Tomei e Fiorella Belpoggi.


Le parole chiave del programma, a quanto si evince dagli interventi, sono ambiente con uno sguardo al Petrolchimico, lavoro e diritti civili. “Tre gambe di uno stesso programma tra le quali non c’è gerarchia” sottolinea Paglia che parte, anche per via della sua formazione e del suo ruolo (è responsabile nazionale economia di SI, ndr), dal lavoro.


“Veniamo – dice – da un trentennio in cui progressivamente chi lavora ha sempre diritti minori e stipendi più bassi”. Una tendenza che l’Alleanza Verdi Sinistra vorrebbe invertire proponendo il salario minimo a 10 euro l’ora perché “chi ritiene che si possa vivere con meno di 1.500 euro netti al mese credo che in Italia sbagli”. Si propone anche una maggiore rilevanza per il lavoro a tempo indeterminato in contrasto al precariato.


Matteo Gilli, studente all’Università di Chimica a Ferrara, attivista Cgil e dipendente di Versalis, si concentra in particolare su tre temi a lui particolarmente cari. E parte proprio dal Polo Chimico “a cui va rivolta maggiore attenzione visto il suo futuro incerto” ma che deve anche raccogliere una sfida, “quella della transizione ecologica che non deve essere un bagno di sangue ma una grande opportunità per tornare a parlare di chimica in Italia”.


Oltre a garantire una maggiore stabilità ai lavoratori, Gilli, chiede anche maggiore attenzione verso gli studenti “dimenticati dalle azioni del governo molto prima della pandemia”. In ultimo i diritti civili per cui “bisogna avere più coraggio nelle scelte per un’Italia più inclusiva“. “Le unione civili – aggiunge per fare un esempio – devono essere considerate come un primo passo e non dobbiamo farcele andare bene così come sono

come sostiene Giorgia Meloni”.


“L’ambientalismo senza lotta di classe è giardinaggio”. Usa queste parole, prese in prestito da Chico Mendes sindacalista e ambientalista brasiliano, Valentina Marassi, docente e ricercatrice in chimica all’Università di Bologna. “Serve – spiega – una realtà politica che superi l’ipocrisia di base” per cui la transizione ecologica “è un peso delegato ai cittadini” senza un necessario investimento dello stato.


Strettamente collegata al tema del lavoro e dell’ambiente ma anche dei diritti, l’investimento sulla ricerca “in Italia fermo all1,5% del Pil” a fronte di una spesa militare recentemente portata al 2%. Ci si è dimenticati, sottolinea Marassi, “dell’obiettivo di portare entro il 2020 la spesa per ricerca e sviluppo al 3% del Pil”. Le spese in questa direzione potrebbero portare al miglioramento delle condizioni lavorative ma anche “evitare fughe di cervelli e portare strumenti culturali e tecnici in grado di dare soluzioni” a tematiche sociali e alla lotta al cambiamento climatico.


“Una delle idee fondamentali – aggiunge poi Paglia – è quella che prevede di portare le spese per l’istruzione, dalla materna all’università, al 6% del Pil, garantendo la gratuità dei libri di testo”. “Un grande investimento – aggiunge – che può essere un grande passo avanti per l’Italia” ma che non deve essere perseguito “aumentando il debito pubblico ma redistribuendo la ricchezza“.


Questo sarebbe possibile con una patrimoniale per i patrimoni sopra i 5 milioni di euro e un forte investimento per il recupero del gettito assente a causa dell’evasione. Marassi aggiunge e sottolinea che “non stiamo parlando di un recupero di gettito dalla classe media ma da chi ha un gettito milionario e grandi patrimoni”. “Negli anni ’70 – ricorda Paglia – eravamo un paese più povero rispetto ad oggi ma con meno diseguaglianza sociale”.

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