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“Fe.ris, rischiamo di essere più sudditi che cittadini”

“La vicenda del Consiglio Comunale di lunedì 11 e martedì 12 luglio è una pagina triste per la città”. Torna sull’argomento urbanistica l’architetto Romeo Farinella, che già era intervenuto sul progetto Fe.ris per avvertire che “migliaia di metri cubi di cemento attorno alle mura sono falsa sostenibilità”. 


Farinella, professore di Urbanistica del Dipartimento di Architettura dell’Università di Ferrara, dove dirige il CITERlab, un laboratorio di ricerca che opera nel campo della progettazione urbana e territoriale, chiama alla mente il film del 1963 di Francesco Rosi: “Le mani sulla città”. “È il racconto di una vicenda – spiega – incentrata su un soggetto economico forte, un’amministrazione connivente, un progetto che dichiara certe finalità per nasconderne altre e la reazione che scatena”.


In questo caso, secondo Farinella, “l’attore principale di questa operazione è certamente Arco, un consorzio di imprese di Ravenna che risulta proprietario dell’area di via Volano, è promissario acquirente per l’area della Caserma/Cavalerizza, e controlla la società (RHL srl) che è promissaria acquirente delle aree di via Caldirolo”.


Quindi una società privata che propone un unico progetto con tre situazioni “che non hanno relazioni tra di loro se non quella di essere tutte a Ferrara e di sua proprietà. Nelle argomentazioni del Comune si parla molto di interesse pubblico ma le finalità del progetto non sembrano confermare l’argomentazione”.


L’urbanista si chiede inoltre se sia disponibile un piano economico previsionale dell’operazione, in termini di investimenti del privato e del pubblico, quali sono i costi, i ricavi e i benefici per il pubblico ed i cittadini e se si parla di studentato (“ci sarà una politica di prezzi calmierati? Chi lo gestirà? Ci sono agevolazioni per i residenti?”). Domande alle quali siamo già in grado di rispondere noi: no a tutte le domande.


Farinella fa presente inoltre una opzione (probabilmente più vantaggiosa per il pubblico) sulla quale si era già espressa anche Roberta Fusari in commissione Territorio: “Queste aree a ridosso delle mura il Comune poteva acquisirle al demanio comunale. Molte città europee in questi anni hanno aumentato le aree (e gli immobili) di proprietà pubblica utilizzandole in strategie di rigenerazione guidate dal pubblico e quindi non subite. Ma per fare questo serve autorevolezza e capacità di governo”.


“I temi emersi nel dibattito di questi giorni (Fe,ris, concerti nelle piazze storiche e parchi) – continua – mi sembrano fortemente intrecciati anche se a prima vista potrebbe non sembrare. E ciò che li lega è una pratica di governo che diviene sempre più evidente e che intende il governo della città come comando e non come governo, per l’appunto”.


Se così fosse “noi rischiamo di essere più dei sudditi che dei cittadini”. L’architetto ricorda il caso di Via delle Erbe, dove il Comune – recentemente bacchettato anche dal difensore civico regionale – non dà corso a un provvedimento del tribunale: “in questi mesi è stato bloccato un bando comunale pubblico per la gestione dell’area rurale dentro le mura, dietro la Certosa (lasciandola di fatto ai vecchi gestori), dicendo che era meglio sospendere perché c’è il Pug in corso di elaborazione: quindi, meglio aspettare, ma lo stesso ragionamento non è stato fatto per il Progetto Feris. Come mai?”.


“I problemi dell’organizzazione delle attività commerciali nelle aree urbane (dal commercio di prossimità alla grande distribuzione) sono temi complessi che presuppongono anche una riflessione sulla mobilità urbana – ricorda il docente -. Come del resto anche il tema dell’uso degli spazi pubblici, monumentali e naturali, e della fruizione della città pubblica”.


Quanto alla grande distribuzione, “il quesito segnalato dal sindaco alcuni giorni fa credo sia mal posto. L’esigenza non è di prevedere un ulteriore grande supermercato perché fino ad oggi si sono privilegiati i ‘supermercati’ del Pd, ma domandarsi se alla città serve un nuovo supermercato e onestamente credo non serva”.


E ancora: “non esiste solo l’impatto sulle mura e il vallo, ma anche sugli abitanti del quartiere che si troverebbero ad affacciarsi sul retro di uno spazio impermeabilizzato, illuminato di notte, con carico e scarico merci, aree deposito materiali, mentre ora si affacciano sulle mura e sul verde. La diffusione dei centri commerciali nelle nostre periferie, ha contribuito alla crisi del commercio di prossimità nei centri storici, e nelle prime periferie, ed è stata una scelta dettata da politiche commerciali sbagliate, non solo in Italia. Una congiuntura che ha ipotecato il futuro. È stata favorita da amministrazioni di sinistra e di destra; quindi, nessuno credo possa incolpare nessuno, anche se tutti ne portano la responsabilità”.


“La distribuzione del commercio induce ad una riflessione sulla mobilità urbana che è forse il vero tema strutturale sul quale si gioca il futuro delle nostre città nella prospettiva della transizione ecologica – aggiunge -. L’unica cosa che ci salverà sarà il cambiare i sistemi energetici basati sui combustibili fossili; quindi, dobbiamo limitare l’uso delle automobili (non solo, ma questo sarà imprescindibile). Dobbiamo ripensare le modalità di spostamento nelle nostre città e tra le nostre città, dobbiamo limitare la costruzione di grandi parcheggi. E l’unica alternativa è favorire il trasporto pubblico, la mobilità dolce e le interazioni tra di loro”. “Signor Sindaco – Farinella si rivolge direttamente ad Alan Fabbri -, siamo forse distratti dalla quotidianità ma non sprovveduti. Il Pums (Piano Urbano Mobilità Sostenibile) di Ferrara prevede che l’intera città dentro le mura sia Ztl e zona 30: un’ottima scelta, si attiverà in tempi brevi? Come si attiverà? O rimarrà una delle tante previsioni in sospeso?”.


Ritornando sui concerti in centro storico e nel parco Bassani, “ribadisco che non ho mai detto di non fare i grandi eventi, ma di pianificarli usando gli spazi che abbiamo e la città ne ha parecchi. Le città possono ospitare grandi eventi ma le strategie di marketing economico e turistico non possono esaurirsi solo in quello: serve maggiore creatività tutto l’anno”.


Inoltre, “il diritto alla città per tutti non può essere messo in secondo piano dalla privatizzazione dello spazio pubblico e urbano (ecco un legame con l’operazione Feris). Una persona deve avere il diritto di sedersi in una piazza senza dover obbligatoriamente consumare in un bar”.


“Quindi finita l’estate perché non parlarne pubblicamente? – conclude -. L’amministrazione comunale sta elaborando il Pug (Piano Urbanistico Generale) che è lo strumento di pianificazione più importante di una città e, prima di essere uno strumento tecnico, è politico, e le scelte condizioneranno la vita dei cittadini. Sarebbe opportuno conoscere su quali obiettivi e visioni di futuro lo si sta costruendo. Molte in città in passato hanno organizzato gli “stati generali” per presentare alla città gli obiettivi del futuro piano, il Comune di Ferrara pensa di farlo? Da come sta accelerando l’operazione Fe.ris direi di no. Mi pare che gli argomenti non manchino, al contrario delle risposte”.

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