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Ferrara, la rabbia dei lavoratori Celanese: «Dobbiamo reagire o sarà solo agonia»


Ferrara, la rabbia dei lavoratori di Celanese: ora serve una reazionefoto da Quotidiani localiQuotidiani locali



FERRARA. È il giorno della rabbia, la rabbia dei lavoratori, anche quella tenuta in corpo nella speranza, forse nella illusione, che alcune Cassandre avessero sbagliato. La notizia della volontà dei vertici di Celanese di chiudere entro giugno 2021 lo stabilimento di via Marconi spezza, e non è un caso, la relativa calma di una mattina incandescente non soltanto per le colonnine di mercurio. Non conta che la plastica prodotta qui sia tra le più apprezzate dalle case automobilistiche più importanti del mondo. Uno dei clienti di Celanese si chiama Jaguar, il lusso nel settore dell’auto. Plastica trattata che sembra pelle e che viene usata per fare cruscotti e volanti. Si pensa ad altro. Davanti ai cancelli infuocati dello stabilimento che prende ordini da Dallas, attendiamo l’uscita dei dipendenti che smontano dal lavoro dopo aver preso parte all’assemblea sindacale. Volti scuri, disincanto, amarezza. Sono i sentimenti che prevalgono. «Poco o nulla faceva presagire una scelta così drammatica – ci dice Giordano Battaglia, uno dei lavoratori con maggiore anzianità di servizio – è chiaro che adesso diventiamo più dubbiosi su tutto, soprattutto sul futuro». I sindacati hanno appena messo in chiaro che «nessuno sarà lasciato solo, fin da subito respingiamo in modo netto e contrastiamo la scelta della proprietà americana di chiudere lo stabilimento Marconi». Così, mentre il direttore dello stabilimento, per la parte Celanese, il veneto Enrico Stella, ci chiede di accomodarci alla portineria, escono uno alla volta altri lavoratori. Che di illusioni se ne fanno ben poche: «Dire preoccupati è poco – dichiara Valerio Mongini, appena smontato dal proprio turno – soprattutto perché adesso non sappiamo cosa ci aspetta davvero».



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NOME E COGNOME



Chi di solito è restio a dare nome e cognome oggi, qui davanti ai cancelli, ci mette la faccia. «Se si continuerà così io la vedo molto, molto dura – aggiunge un altro lavoratore, Fiorenzo Quaiotti – direi che a questo punto siamo preoccupati anche per lo stabilimento Donegani, quello dentro al petrolchimico. Non vedo molte vie d’uscita». Pochi istanti ed è la volta di un altro dipendente Celanese, uno di quei 68, per l’esattezza, il cui posto di lavoro a Ferrara sta per dissolversi: «Pochi di noi si aspettavano una cosa del genere – dice con gli occhi gonfi per la stanchezza Dario Caveduri – speriamo che in qualche modo sindacati e Comune possano darci una mano a uscire da questo pantano». All’assemblea, anzi alle assemblee, la prima dalle 13 alle 14, la seconda dalle 14 alle 15, così organizzate per poter informare tutti e 68 i lavoratori, partecipa anche una delle delegazione di colleghi del polo Donegani, dove oggi i dipendenti Celanese sono 42. Qualcuno sente che il calore della fiamma non è più così lontano, una metafora, solo una metafora ma che ben descrive lo stato d’animo di questi lavoratori. E delle loro famiglie. Si tira una riga al termine delle due riunioni alla presenza di sindacalisti e lavoratori: che fare, adesso? I lavoratori chiedono misure immediate, una mobilitazione immediata. I sindacalisti annotano e cercano di fare proprie le indicazioni. L’atmosfera che si respira fin dalla portineria Marconi, da dove annusiamo l’aria aspettando i turnisti, è un’atmosfera cupa, un silenzio carico di tensione, pochi sorrisi, poca voglia in chi passa di lasciarsi andare persino ai soliti convenevoli. È il primo giorno di lavoro, dopo l’annuncio della proprietà. Dopo quella data, 30 giugno 2021, entro la quale questo stabilimento, nei piani del management, non dovrà più esistere. –









 


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