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Ferrara. Naomo chiede scusa al runner: «Amarezza per quel malinteso»


FERRARA. Chiede scusa, parla di «episodio spiacevole», si giustifica con «rammarico», «esprime amarezza per il malinteso».



È un Naomo, vicesindaco Nicola Lodi, inusuale, quello che risponde dopo un anno e mezzo dal caso runner, per cui finirà a processo assieme ad altri 16 per diffamazione aggravata e minacce: «Ritengo doveroso precisare che si è trattato di un episodio spiacevole, avvenuto in circostanze molto particolari e di grave allarme», il prologo della sua replica - richiesta dalla Nuova - alle accuse rivoltegli dalla procura. Giustamente, colloca il fatto in un momento straordinario, drammatico, il lockdown nazionale e i timori dei contagi.



Ricorda ancora il vicesindaco Lodi l’allarme che innescò in città «l’abitudine del runner a correre in città, senza rispettare le restrizioni», poichè tanti avevano segnalato a lui e alla Polizia questo comportamento «che in quel momento risultava particolarmente allarmante e anomalo». Va oltre Lodi e spiega che il malinteso sarebbe nato anche dalle «mancate risposte del runner ai tentativi dei cittadini di chiedere spiegazioni sulla sua presenza in strada»: tanti erano preoccupati in città, visto che il runner stesso «era stato più volte fermato dalle forze dell’ordine incaricate di far rispettare i divieti Covid». «Solo in seguito – spiega Lodi, con mea culpa – ho appreso, con rammarico, della situazione di fragilità che lo caratterizzava e in virtù della quale gli era concesso contravvenire alle normative sanitarie nazionali».



E allora «appena venuto a conoscenza, non senza stupore, della sua condizione, ho immediatamente rivisto la mia posizione nei confronti del runner, pronto anche ad un confronto diretto nel quale esprimere la mia amarezza per il malinteso: è questo che riferirò alle autorità giudiziarie alle quali mi rimetto con massima fiducia e serenità». Dunque il confronto sarà per il processo, più che scontato, per lui e gli altri 16 indagati per aver postato commenti ai video in cui ritraevano Lodi “a caccia” del runner. Ma le scuse di Lodi, spiega il suo legale, Pamela Palazzi sono quantomeno tardive: «Dopo quasi due anni e solo dopo la definizione dell’inchiesta, non credo siano sufficienti dopo la “caccia alle streghe” che è stata fatata contro il mio assistito. Noi faremo il processo, ribadendo un principio: chi usa internet e i social si renda conto di non trovarsi di fronte allo specchio di casa, ma davanti alla finestra aperta a centinaia e migliaia di persone che vedono, sentono».



Un monito non solo al vicesindaco (con l’aggravante della sua figura istituzionale), ma ai tanti che lo seguirono su Facebook. Con l’altra aggravante per Naomo (vedi capo d’accusa) che fu lui ad istigarli con il video che pubblicò su Facebook, in cui invitava il runner a smettere di fare il furbo in barba ai divieti. Gli altri 16 indagati sono sotto accusa per i reati di diffamazione e minacce commessi «sulla scia dell’odio collettivo ispirato da Lodi». Il video di Naomo raccolse giudizi, minacce e offese con 579 like e 887 commenti. «Ho apprezzato - chiude Palazzi - che la procura abbia colto il principio che ha mosso le nostre denunce. Il mio assistito ha avuto non pochi problemi e a chi ci ha chiesto di rimettere le querele abbiano detto risolutamente di no».



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