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Ferrara, sfogo di una donna contro l’ospedale di Cona: «Ho sentito una oss trattare male mio papà»


FERRARA. “Premetto non sono negazionista, complottista ma solo realista”. Inizia così il duro post su Facebook di una artigiana per segnalare i problemi avuti dal padre al Sant’Anna. Post che oltre a ricevere molti commenti, ha visto la diretta interessata contattata in privato da tante persone che hanno condiviso le stesse situazioni all’ospedale di Cona. «Non credevo di ricevere così tanti commenti - ci dice la donna -, il mio intento era solo segnalare che purtroppo pur comprendendo la grossa mole di lavoro del personale sanitario in questi lunghi mesi di Covid, ci sono anche altre malattie e le persone meritano uguali dignità e rispetto».



L’EPISODIO



Bisogna fare un passo indietro, ovvero al ricovero del padre della donna una ventina di giorni fa. «Già al pronto soccorso sono iniziati i problemi, perché è stato ricoverato ma nessuno sapeva dirmi in quale reparto. Ma l’episodio che mi ha fatto arrabbiare è stato sentire una oss rispondere in malo modo a mio padre che le aveva fatto una domanda. Io, purtroppo, non ero dentro, ma nonostante il vetro a separarmi dalla stanza di papà ho sentito bene e quando ho potuto parlare con lui mi ha confermato l’accaduto. Papà è cosciente e sa fare a difendersi, ma questi comportamenti non sono tollerabili. Anche io ho a che fare con delle persone tutti i giorni, capisco la stanchezza e il Covid, ma in ospedale ci sono persone che stanno male e hanno bisogno di aiuto».



I DISAGI



Ma la donna protesta anche per altre successe all’anziano padre: «A volte è difficile anche solo avere informazioni sulle condizioni di mio padre. Chiamo per un’ora di filata e nessuno risponde e quando l’ora dedicata alle telefonate finisce diventa inutile chiamare. E mio padre è anche caduto dal letto una notte che suonava il campanello per andare in bagno ma non è arrivato nessuno; ho visto io nascondere il campanello di un paziente per evitare che suonasse durante la notte. Il personale ha chiesto collaborazione a noi famigliari, ma sta a loro darla a noi e a nostri cari. Leggo di problemi negli ospedali ma non credevo che la situazione fosse questa. Massimo rispetto per chi lavora in ospedale in periodi difficili come questo, ma tutte le persone hanno una dignità e se a qualcuno non piace questo lavoro può fare altro nella vita, nessuno lo obbliga...».



Come mai non ha segnalato alla direzione sanitaria questi episodi? «Perché mio padre per fortuna è lucido e sa difendersi, quello su Facebook è stato uno sfogo dettato dal momento». —



Davide Bonesi



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