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Ferrara, si incatena davanti alla casa dei suoi datori: «Non mi vogliono mettere in regola»


FERRARA. «Sono donna, sola e straniera. Tre requisiti che mi mettono in una condizioni di non essere tutelata in pieno nei miei diritti e per questo ho deciso di manifestare in maniera plateale per cercare di avere quanto mi spetta».



Viene dall’Albania



È questa la premessa che ha spinto Luiza Vrushi, 55 anni, originaria dell’Albania, di professione collaboratrice domestica, a incatenarsi simbolicamente il giorno di Pasqua davanti alla casa di una famiglia che a suo dire che non l’ha mai messa in regola e per la quale ha sempre lavorato in nero. Davanti all’abitazione che si trova nell’immediata periferia di Ferrara, Luiza ha sostato tutta la giornata, con un cartello e le catene. Ha raccolto anche la vicinanza di molte persone e alla fine dopo una protesta durata tutto il giorno si è lasciata convincere a tornare a casa, dopo aver incassato la solidarietà di tante persone della zona, soprattutto giovani.



La segnalazione



«Se sono arrivata a tanto - spiega Luiza - è perché sono particolarmente esasperata da una situazione che considero di sfruttamento - ho denunciato presso l’Ispettorato del Lavoro, sei famiglie, due si sono presentati per la conciliazione e tutto è andata a buon fine e hanno riconosciuto i miei diritti come la legge prevede, mentre altre quattro famiglie si sono uniti assieme e non si sono presentate per una conciliazione».



Battaglia sui diritti



Una battaglia che Luiza vuole combattere per salvaguardare i suoi diritti in prospettiva futura, con un lavoro precario e un permesso di soggiorno che non è ancora a tempo indeterminato.



Le rivendicazioni



«Non lo faccio solo per me - dice - ma anche per altre persone che non hanno potere contrattuale, vengono sfruttate nel loro lavoro. Oggi vivo bene anche con poco, ma domani senza una pensione non posso vivere, questi tipi di datori di lavoro non sono altro che portatori della povertà di domani. Così non va bene». Questa donna ha lasciata l’Albania, dove dirigeva un’azienda di abbigliamento per venire in Italia.



«Sembrerà strano - dichiara Luiza - ma mi sono innamorata della vostra lingua seguendo le trasmissioni italiane, voi avete un dono che spesso non valorizzate, la vostra è una lingua bellissima. Così ho lasciato tutto e sono partita per l’Italia». Per vivere Luiza Vrushi ha trovato come mansione quella della colf, facendo le pulizie a casa delle famiglie. Ma quando ha chiesto una regolarizzazione del contratto di lavoro in alcuni casi è se sentita rispondere con un netto rifiuto. Ecco spiegata la plateale protesta inscenata il giorno di Pasqua e che ha visto, tra curiosità e solidarietà, l’arrivo di molte persone al sit in allestito.



Il lavoro nero



Quella del lavoro nero nei contratti di collaborazione domestica è un fenomeno che Luiza ha solo parzialmente fatto emergere. Sono molti infatti i casi di donne, soprattutto straniere, che non vengono contrattualizzate o pagate con una cifra oraria che è addirittura al di sotto della retribuzione minima di base.



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