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Fiera e appalto post sisma: Tagliani indagato per truffa, Modonesi per corruzione

Proprio nel giorno in cui il primo filone vedeva i principali imputati – gli ex presidenti Nicola Zanardi e Filippo Parisini – raccontare la loro verità al giudice dell’udienza preliminare sul cosiddetto ‘sistema Scavuzzo’, la procura ha notificato l’avviso di chiusura indagini del secondo filone della vicenda Ferrara Fiere, quella relativa all’appalto da circa 5 milioni di euro per i lavori post-sisma sull’edificio.


Un filone che vede nove persone indagate, e tra loro anche due nomi di peso della politica ferrarese: quello dell’ex sindaco Tiziano Tagliani e dell’ex assessore ai Lavori pubblici Aldo Modonesi (assistiti entrambi dall’avvocato Riccardo Caniato) indagati il primo per truffa e abuso d’ufficio, il secondo per aver pilotato l’appalto e chiesto e ottenuto una mazzetta destinata al Palio.


La truffa alla Regione a vantaggio del Comune


Secondo gli inquirenti, coordinati dal pm Ciro Alberto Savino, in soldoni, sarebbe stato fatto in modo di far pagare interamente alla Regione i lavori di adeguamento post-sisma facendo lievitare il conto dagli iniziali 1,5 milioni (su 3,3 totali) a 4,9 milioni, portando l’esborso di quest’ultima cifra a carico totale della gestione commissariale.


Nel mezzo c’è il passaggio dal sistema “Fenice”, usato per finanziare i lavori post-sisma negli edifici pubblici, a quello “Sfinge”, usato per gli immobili commerciali e produttivi: un passaggio che per gli inquirenti sarebbe stato fraudolento e ottenuto tramite una convenzione successiva ideata da Tagliani e Parisini – identificati come gli ideatori dell’operazione – per far dare una veste privata alla Fiera e poi ‘spinta’ da Modonesi in Regione per l’ottenimento dei finanziamenti.


L’ingegner Davide Grandis (avvocato Dario Bolognesi), direttore dei lavori, vi avrebbe dato il contributo tecnico, nonché attestato falsamente la presenza di danni strutturali da terremoto, necessari per avere i finanziamenti Sfinge, in realtà inesistenti. Proprio a Grandis, Parisini avrebbe dato un ingiusto vantaggio, incaricandolo senza una procedura di evidenza pubblica della progettazione dei lavori per oltre 350mila euro. Per questo è indagato per abuso d’ufficio.


L’appalto pilotato


Si entra poi nella materia dell’appalto vero e proprio. E qui entrano in scena altri indagati: Stefano Zaccarelli (avvocato Cosimo Zaccaria), presidente della società AeC di Modena; Aldino Cavallina (avvocato Linguerri) suo dipendente e intermediario con Modonesi e Parisini; Sandro Mantovani (Zaccaria), consigliere delegato della AeC, firmatario dell’offerta economica e poi Gian Domenico Leprini (avvocato Filippo Maggi), componente della Commissione pubblico spettacolo di Ferrara e pure consulente della AeC per quanto riguarda la parte dell’impiantisica per i lavori alla Fiera. Insieme a Parisini, Modonesi e Grandis sono indagati per aver turbato la gara di appalto: in sostanza si sarebbero messi d’accordo per far vincere la AeC, anticipandole il capitolato d’appalto, permettendo sopralluoghi extra rispetto a quello unico concesso alle altre ditte, concordando proposte migliorative, in modo da poter presentare un’offerta imbattibile: il 10 marzo 2017 l’appalto venne assegnato alla AeC.


Una mazzetta versata al Palio


In questo contesto Modonesi avrebbe chiesto la mazzetta per il Palio di Ferrara (da qui l’ipotesi di corruzione aggravata): 12mila euro promessi nel 2016 e versi dalla AeC nel maggio 2017, una volta ottenuto l’appalto. Il corruttore, secondo la prospettazione della procura, sarebbe stato Cavallina.


Lavori non conclusi, seconda truffa


Dai lavori sarebbe poi scaturita una seconda truffa ai danni della Regione, perpetrata da Parisini, Grandis, Zaccarelli e Mantovani che avrebbero chiesto la liquidazione di 3,9 milioni di euro attestando come conclusi i lavori, sapendo invece che non lo erano affatto, e ottenendo così un profitto di quasi 375mila euro.


(in)Sicurezza sismica


Sempre loro quattro sono indagati anche per frode aggravata nelle pubbliche forniture: nei lavori di rafforzamento sismico delle strutture della Fiera avrebbero usato materiali diversi per quantità e qualità rispetto a quelli preventivati e necessari (nella sostanza, una fibra di carbonio più leggera), con il conseguente mancato raggiungimento della soglia di sicurezza di adeguamento sismico richiesta (il 60%), ottenendo così un ‘tesoretto’ di 150mila euro. Il direttore dei lavori Grandis è indagato per falso, perché avrebbe consentito la realizzazione di un’opera “alleggerita”, dichiarandola conforme e attestandone l’agibilità sismica, nonché dichiarando il falso, traendolo così in errore, al collaudatore.


Non figurano più tra gli indagati il presidente di Acer Daniele Palombo e i dirigenti dell’azienda case Marco Cenacchi e Massimo Cazzola. Acer era coinvolta come stazione appaltante.


(in)Sicurezza antincendio


Staccata dalla questione dell’appalto, ma si rimane sempre in materia di sicurezza delle strutture, c’è la parte d’indagine che riguarda il Certificato di prevenzione incendi. Secondo gli investigatori per circa dieci anni (da fine 2009 al luglio del 2019), gli eventi in Fiera si sono tenuti senza che vi fosse il Cpi e un impianto antincendio attestato come funzionante. Un fatto noto dopo le comunicazioni di Prefettura e Vigili del fuoco almeno dal 2016 a Parisini, alla direttrice Giorgina Arlotti (la nona indagata di questo filone e presente anche nell’altro, difesa dall’avvocato Marco Linguerri) e all’allora sindaco Tiziano Tagliani quale autorità locale incaricata di eliminare pericoli che minaccino l’incolumità pubblica: tutti e tre sono indagati per omissione dolosa nel collocare gli impianti, il solo Tagliani anche per abuso d’ufficio.


Per l’avvocato Claudio Maruzzi, che parla per conto del suo assistito Parisini, le accuse sono “frutto di colossali equivoci, inscindibilmente collegabili alla figura dello Scavuzzo e al contesto in cui operava, che verranno presto chiariti. Il mio assistito ha massima fiducia nella giustizia ed è convinto che la verità verrà a galla”.


“Nelle fasi processuali dedicate la convinzione è che emergerà la totalità estraneità ai fatti ipotizzati”, commenta l’avvocato Maggi che assiste Leprini.


Nessuna dichiarazione è stata rilasciata dagli altri legali interpellati.

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