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In Certosa i funerali di Gregnanini: “Siamo attoniti, non ci sono spiegazioni”







La settantina di persone che hanno partecipato sabato mattina al funerale di Roberto Gregnanini, il dipendente del Comune ferito a marzo dai colpi di pistola esplosi da un collega e mancato una settimana fa dopo mesi di agonia, arrivano alla Certosa sotto una pioggia battente.


Sono principalmente amici e qualche collega, entrano da via Borso e s’infilano sotto i portici del cimitero monumentale per cercare riparo dall’acqua mentre attendono l’arrivo della salma, mentre don Mario Bertieri — il parroco che celebrerà la cerimonia funebre, in città da circa quattro anni dopo la rotazione dal basso ferrarese — attende sull’uscio della chiesa di San Cristoforo alla Certosa insieme all’assessore al personale Angela Travagli, che fa le veci dell’intera amministrazione e alla moglie della vittima.


Alle undici sono già tutti silenziosamente dentro. “Il mistero della vita e della morte, questo è quello che ci dona Dio. Ma già nella prima lettura si annuncia in modo particolare che qui la storia non finisce, qui comincia. La sua scomparsa è una rovina, eppure Dio lo vive come un momento di amore, perché in quel momento ci viene incontro”, scandisce nella sua omelia don Bertieri: “Dio risponde immediatamente a chi gli chiedeva di portarlo nel suo cuore. E questa verità che ci dà la speranza di poter continuare ad amare il nostro fratello la possono comprendere solo coloro che credono in Dio. Per Roberto oggi è il giorno della Pasqua, il passaggio dalla via terrena al paradiso promesso. E nel giorno della Pasqua i due personaggi che si presentano davanti alla tomba di Gesù davanti alle donne dicono una grande verità: perché cercate tra i morti chi è vivo?”.


Commosso anche il ricordo personale dell’assessore Travagli, che porta le condoglianze anche del sindaco e del resto dell’amministrazione comunale: “Non potevamo non essere presenti oggi perché abbiamo perso sì un dipendente, ma anche un collega e un amico. Roberto era una persona gentile e mite, lavorare di fianco a dove ho l’ufficio e ci ha lasciato facendo il suo dovere, salutando una mattina dicendo che andava a lavorare. Quanto successo ci ha lasciato tutti costernati e attoniti: non abbiamo nemmeno spiegazioni, e questo fa ancora più male per una comunità di una città bellissima e tranquilla. Non ci rimane altro che stringerci attorno a Roberto, al ricordo che ci ha lasciato e alla parte migliore di lui, oltre che ai suoi familiari per una perdita faticosa per tutti”.

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