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L’omicidio di via Ortigara pianficato già da un anno

Sara Corcione sapeva tutto del nitrito di sodio, perché si era informata bene prima di acquistarlo: una confezione da mezzo chilo per 120 euro, presa su Alibabà, una piattaforma di e-commerce cinese. Sapeva che poteva uccidere in 40 minuti.


È lei stessa a spiegare tutto agli inquirenti, già pochi giorni dopo che è stata scoperta la morte della madre, Sonia Dioliti, trovata priva di vita nel suo appartamento al primo piano del civico 28 di via Ortigara.


Il nitrito di sodio, che è un conservante per uso alimentare ma a che a certe quantità è altamente tossico. Corcione lo aveva comprato già ad agosto del 2021, quasi un anno prima di quei tre giorni tra giorni tra 27-30 luglio tragici, allo scopo di usarlo per avvelenare la madre. Un progetto nato dopo la scomparsa del padre, nel 2018. Sola con lei si sentiva in gabbia.


È non è un caso che, una volta visti i carabinieri arrivare nel palazzo, aver realizzato di essere stata scoperta e avuta così la conferma che la madre era morta, la donna afferma di essersi sentita sollevata, liberata da un peso, senza dispiaceri e rimorsi, né pentimento.


Una freddezza che urta, ma prima di ergersi incautamente a giudici severi, quella freddezza va considerata nel suo contesto, emerso con molta chiarezza nella consulenza dello psichiatra forense Luciano Finotti: quello di una giovane donna che ha vissuto la sua intera vita nella sofferenza psichica e fisica e che dalla madre percepiva durezza, severità e disprezzo.


E così la lunga preparazione di un delitto tanto desiderato, fatto anche di prove, per vedere come funzionava davvero il nitrito di sodio e non fare una “cialtronata” come quella di Casalecchio di Reno, dove un uomo ha avvelenato la madre e il patrigno, uccidendo quest’ultimo.


A fine luglio l’occasione buona, con la madre in vacanza sul Lago di Garda fino al 27 luglio e lei che il pomeriggio prima le mette il veleno nel tè conservato in frigo, una dose abbondante per paura che sopravvivesse. Il 27 è un mercoledì, in nottata Sonia Diolaiti e di nuovo a casa, la figlia la vede arrivare, affacciata al balcone alle 23.20. Quaranta minuti dopo la madre la chiama al telefono perché sta male, un calo di pressione e il battito cardiaco accelerato. Le chiede aiuto perché non riesce a rimanere nella posizione in cui. Non lo avrà mai, l’aiuto. Mentre la figlia andrà a letto serena, con la speranza di essere riuscita a liberarsi.

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