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Le code alle Poste nel Ferrarese: «Non devono essere gli anziani a subire disservizi e disagi»


CODIGORO. Gli anziani non paghino per i disservizi di Poste Italiane, in termini di salute e quant’altro. Sono unanimi i sindacati dei pensionati di Cgil, Cisl e Uil in relazione alle aperture settimanali che per gli uffici periferici diminuiscono. «È un punto molto dolente, ci sono arrivate diverse lamentele da chi ora è costretto a fare le file al freddo. E prima, in estate, sotto un sole cocente», dice Sandro Arnofi, segretario dello Spi-Cgil.



Tecnologia e socialità



Parliamoci chiaro: gli anziani sono i principali clienti degli uffici postali. «La pensione a inizio mese, le bollette pagate ancora a mano – conferma Riccardo Gallottini, che guida la Uil Pensionati provinciale –. Chi è in là con gli anni non ha dimestichezza con le nuove tecnologie e inevitabilmente cerca un contatto diretto con gli uffici. Se Poste riduce questo tipo di servizi, rischia di penalizzare i settori più deboli della società». Ovvero chi di home banking o PagoPa non vuole sentire parlare. Neppure prenotare via internet un appuntamento per queste fasce è cosa semplice.



«Vogliamo dirla tutta? Per molti andare all’ufficio postale è anche un momento di socialità e aggregazione. Un modo per evitare la solitudine, che può portare a depressioni di vario genere», nota Arnofi.



Il tema pandemia



Obiezione di una certa rilevanza: c’è il Covid, è indispensabile evitare assembramenti. «Siamo tutti d’accordo – replica il sindacalista dello Spi – che le misure di sicurezza vadano seguite. Ma mi sembra che Poste vada anche un po’ oltre, accettando solo i clienti di turno allo sportello e agli altri tutti sul marciapiede. Magari con il rischio di ammalarsi. L’azienda – suggerisce Arnofi – potrebbe pensare a riorganizzare diversamente alcuni servizi, facendo un piccolo sforzo».



Segnalazioni di disagi sono arrivate anche alla Fnp-Cisl guidata nel Ferrarese da Romeo Checchinato. Per questa sigla un grande esperto è Achille Caselli, tra l’altro ex direttore di uffici postali: «Sono in pensione dal 2000 – racconta e ho fatto in tempo a vedere gli inizi del cambiamento, l’informatizzazione. Tante cose sono cambiate da allora». Qualcosa però è rimasto tutto sommato invariato: «Gli anziani sono penalizzati un po’ in tutti gli ambiti sociali, non solo in questo settore. Ma è vero che il problema c’è. Vorrei dire tuttavia che non è colpa dei dipendenti: già scontano una riduzione del personale piuttosto notevole, ai pensionamenti non seguono altrettante sostituzioni. Sono scelte dall’alto, l’azienda – prosegue Caselli – si è orientata verso servizi tipo quelli degli istituti di credito, con i quali si è aperta una competizione. Il punto è che se poi fai male quello che devi fare, si perde terreno».



La grande transizione degli ultimi anni è al centro del ragionamento anche di Gallottini, per il quale «Poste è diventata come una banca e certi altri servizi non li fa più, o comunque non come un tempo. L’azienda è diventata un vero colosso ed è pure molto difficile ragionarci, per certi versi – aggiunge il segretario Uilp – è più semplice farlo con le amministrazioni pubbliche. Come sindacati non possiamo fare altro che spingere per chiedere più aperture degli uffici». —



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