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Le politiche culturali e l’uso civico della città

di Associazione PiazzaVerdi


Ferrara è, per il Sindaco Alan Fabbri, una città da vendere al miglior offerente: il patrimonio architettonico che la contraddistingue è soltanto una perfetta cornice per “eventi” e kermesse da “sottrarre ad altre città”. Il Sindaco ha una visione esclusivamente quantitativa della cultura. Tanti spettacoli, tanta gente, tanti soldi. Propone programmi il cui unico modello e obiettivo è meramente numerico. Nessuna linea culturale, nemmeno economica, men che meno un’idea di città. Così si moltiplicano gli spettacoli in cartelloni costruiti come palinsesti televisivi senza capo né coda, così si moltiplicano le sedi alla ricerca di spazi sempre più ampi. Piazza Trento Trieste, Piazza Ariostea, prossimamente il Parco Urbano. L’immaginario è quello di un immenso Luna Park un po’ sconclusionato, ma una città non è un Luna Park.


Fabbri, prima di avventurarsi in una replica, a nostro avviso imbarazzante, all’importante intervento del prof. Farinella, avrebbe dovuto chiedersi se è possibile soppiantare l’uso civico della città con l’uso turistico, come si può far convivere la presenza di spettacoli con la naturale fruizione degli spazi pubblici.


Se sfogliasse qualche programma di concerti organizzati prima della sua elezione, scoprirebbe che si possono organizzare concerti di livello internazionale senza impattare in modo così aggressivo sul tessuto urbano e senza privatizzare in modo così esteso le piazze cittadine.


Se poi l’obiettivo fosse davvero valorizzare il patrimonio, l’Amministrazione sarebbe più preoccupata di proteggerlo, maggiormente impegnata nel garantire le scadenze previste per la riapertura di importanti palazzi.


“Il centro è bello se vissuto”, scrive Fabbri, sì, se vissuto da tutti, senza essere obbligati a pagare biglietti per usufruirne la sera e senza enormi palchi che ne cambiano la fisionomia.


Certo servirebbe una vera politica culturale, che puntasse sulla qualità e sull’originalità. Non ci meraviglia, viceversa, che si insegua il modello turistico, del “selfie e fuggi” dopo aver assistito alla trasformazione di Palazzo dei Diamanti da centro di produzione di mostre uniche e originali ammirato a livello nazionale ed internazionale, in un mero contenitore di esposizioni viste e riviste, acquistate sui circuiti nazionali.

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