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Maranello, 35enne morta dopo l'iniezione. L'avvocato: «Nessun materiale sequestrato a Pamela»

CENTO. «Non ho notizie di alcun sequestro a carico della mia assistita, né di misure cautelari. Non si parla nemmeno di fermo». Francesco Andriulli, legale ferrarese di Pamela Andress rimarca che la sua assistita si trova a Cento, nell’abitazione di uno sponsor del concorso di bellezza dedicato al mondo transessuale. Concorso che la stessa Andress ha trasferito dalla sua città natale, Napoli, a Milano.

Pamela Andress, 50 anni, transessuale il cui vero nome è Riccardo, è stata denunciata per morte in conseguenza di altro reato, omissione di soccorso ed esercizio abusivo della professione. Non è un’estetista, non è un chirurgo plastico, ha eseguito un ritocco al seno alla 35enne Samantha Migliore presso la sua abitazione. Dopo quest’intervento Samantha è deceduta tra le braccia del marito Antonio, con il quale era sposata soltanto da un mese. Al legale, almeno per ora, non sono arrivate notizie di sequestro di strumenti usati per l’iniezione a Samantha, ovvero siringhe e silicone.

«La mia assistita è sconvolta e non è fuggita, ha appreso il giorno successivo di essere ricercata», rimarca l’avvocato Andriulli.

TESTIMONIANZE

Samantha e Pamela si conoscevano da tempo e anni fa la maranellese si era sottoposta a un altro intervento simile a quello eseguito giovedì pomeriggio. C’era, dunque, un rapporto di fiducia tra le due. «La mia assistita si è trovata in una situazione che non poteva nemmeno lontanamente immaginare – aggiunge l’avvocato Andriulli –. Dopo venerdì non siamo più ritornati in caserma».

Pamela Andress è stata infatti ascoltata dai carabinieri di Maranello, in caserma a Cento, dopo essersi presentata venerdì mattina.

Nel frattempo, i militari hanno ascoltato più testimonianze utili a ricostruire cosa sia successo nei minuti prima della tragedia. È stato chiaramente ascoltato Antonio Bevilacqua, marito di Samantha, e anche le amiche più strette della donna, per cercare di capire quanto fosse assidua la conoscenza tra lei e Pamela e ogni dettaglio necessario.

«Sono entrato e uscito dalla stanza in cui era con quella persona – dichiara il marito Antonio –. Più volte mi ha chiamata perché stava male. C’era una busta di plastica con una lattina trasparente appoggiata vicino: dissi a mia moglie di lasciar perdere, perché la situazione non lasciava presagire nulla di buono... Poi ho notato dei contenitori con siringhe piene di siliconi. E quella persona mi disse: “Adesso le faccio l’anestesia e le filtro questo silicone”. Mia moglie non riusciva a bere. Ha detto che Samantha doveva bere acqua e zucchero. La persona che le ha fatto l’iniezione mi disse che doveva fare una telefonata, in pochi secondi ha raccolto tutto dall’asciugatrice e se n’è andata. Io sono rimasto con mia moglie tra le braccia, ormai in fin di vita».

Martedì la Procura di Modena affiderà l’incarico per l’autopsia, che potrebbe svolgersi poco dopo.

Serena Arbizzi

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