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“Migliaia di metri cubi di cemento attorno alle mura sono falsa sostenibilità”

L’area verde dove dovrebbe sorgere il mega ipermercato


“Falsa sostenibilità e retorica della rigenerazione urbana”. Bolla così l’architetto Romeo Farinella il nuovo progetto Fèris, “presentato in qeusti giorni con grande enfasi” dal sindaco Alan Fabbri e dall’assessore Alessandro Balboni.


Si tratta, in estrema sintesi, di un accordo di programma pubblico-privato per la costruzione di uno studentato nell’ex caserma Pozzuolo del Friuli, della realizzazione di un nuovo parcheggio da 5mila metri quadrati in via Volano e di un’area commerciale con anche zone verdi di 11mila metri quadri a ridosso delle mura a est di Ferrara.


Qui, tra via Caldirolo e via Turchi, sarà edificata un mega ipermercato in favore di un operatore sul cui nome il sindaco mantiene il più grande riserbo.


Una operazione colossale sulla quale Farinella, professore di Urbanistica del Dipartimento di Architettura dell’Università di Ferrara, dove dirige il CITERlab, un laboratorio di ricerca che opera nel campo della progettazione urbana e territoriale, storce il naso.


E lo fa con un intervento nel quale ammette che si tratta, nelle intenzioni dell’amministrazione, di un progetto “certamente ambizioso per alcune sue parti ma per altre non è né innovativo, né sostenibile. Come si può ritenere innovativo e sostenibile un progetto che rafforza i parcheggi nel vallo delle mura e costruisce una nuova area commerciale, sempre sotto le mura? Come se a Ferrara mancassero le strutture dove fare la spesa. E se costruiamo un altro centro commerciale “in periferia” come la mettiamo con la “città dei 15 minuti”? A meno che non si intendano 15 minuti in auto”.


Pensare che sia sostenibile e innovativo costruire parcheggi e centri commerciali nel vallo delle mura -incalza Farinella – è da ritenersi quanto meno azzardato e in contrasto con quanto spesso si dichiara. Come lo è lo sbandierare che piantando alberi contrasteremo l’emissione di CO2 in atmosfera. Affermazione falsa, se non la si associa al cambiamento di un modello di mobilità che continua ancora a essere incentrato sull’automobile privata a detrimento del trasporto collettivo”.


Il docente ricorda come negli anni Ottanta Ferrara sia stata al centro di uno dei progetti urbani italiani più importanti: il “Progetto Mura”, che ha consentito di recuperare l’antico apparato difensivo degradato e gli spazi ad esso connessi (il vallo). Ma come spesso capita in Italia ai problemi che possono creare conflitti si preferisce girare attorno e così tutto il lato sud delle mura, quello più problematico, per intenderci, si è progressivamente trasformato in un grande parcheggio dentro le mura, a fianco delle mura e sopra le mura”.


“La grande visione, associabile al Progetto Mura – continua -, ha tenuto a est, è stata esaltata a nord ma ahimè è naufragata a sud portando alla creazione di un paesaggio urbano composto di frammenti sconnessi. Quello che in tutti questi anni non è emerso è il valore del vuoto (necessario per dare evidenza al paesaggio delle fortificazioni) di questa fascia compresa tra le mura e il Po di Volano. Il simbolo della mancanza di un pensiero alto per questa parte delle mura è stata certamente la costruzione di Darsena City: un evidente errore urbanistico”.


“Ferrara è città patrimonio Unesco per la sua urbanistica storica e per le mura antiche – aggiunge Farinella – ma l’ambito sud tra le mura e il fiume è divenuto un grande parcheggio e tutte le azioni che si stanno compiendo confermano la volontà di concepire l’ambito compreso tra la città murata sud e il Volano come un grande parcheggio e area di attraversamento automobilistico, in aperta controtendenza con quanto le virtuose città del nord Europa stanno sperimentano in termini di parcheggi scambiatori e di città car free”.


Questo per dire che “i parcheggi di interscambio sono generalmente situati nelle periferie delle aree urbane o lungo le tangenziali delle grandi città. Questo ci dice l’esperienza di città come York, Oxford, Bath (ho citato città comparabili con Ferrara). Mettere parcheggi nel vallo delle mura significa continuare a stringere d’assedio la città storica con le auto e, non da ultimo, artificializzare uno spazio monumentale: perché il vallo delle mura ha lo stesso valore patrimoniale del muro di mattoni”.


L’ipotesi alternativa suggerita dall’architetto potrebbe veder “localizzare i parcheggi scambiatori agli ingressi periferici della città e prevedere una rete di navette o di tram, quanto meno sull’asse Via Padova-Centro-Via Bologna, rendendo “strade di quartiere” (zona trenta, ztl, inibitori di velocità, ecc.) alcuni assi oggi trasformati in autostrade urbane a forte incidentalità come Corso Isonzo, via XX Settembre, bloccando anche il traffico di attraversamento “territoriale” lungo l’asse Corso Giovecca-Viale Cavour. Il recente rifacimento della pavimentazione davanti al Castello ha riconfermato quattro corsie per le auto e marciapiedi strettissimi: il contrario di quanto si doveva fare”.


Tornando ai progetti presentati, “mentre è del tutto evidente la positività del recupero dell’ex caserma Pozzuolo del Friuli, tema di cui si parla da anni, sia per il rafforzamento dell’università nel centro storico che per la riqualificazione di tutto il comparto residenziale e monumentale tra via Scandiana e Cisterna del Follo”, non si capisce l’attinenza con le altre due aree, associate in un unico progetto.


Come si può ritenere innovativo e sostenibile – si chiede Farinella – la costruzione di un nuovo centro commerciale in una zona che nei paraggi ne ha altri tre (di cui uno vicinissimo) e che sicuramente caricherà di traffico l‘asse Via Caldirolo-Via Turchi? Immaginiamolo costruito, da un lato vedremo il vallo con lo sfondo delle mura e dall’altro un parcheggio con un capannone prefabbricato e una grande insegna pubblicitaria”.


“Si tratta di un intervento totalmente insostenibile – è il giudizio da urbanista – e in contrasto con la necessità conclamata a più livelli, di bloccare il consumo di suolo per fini urbani, meglio sarebbe dare spazio al verde, in contiguità con il vallo delle mura, visto che l’amministrazione parla sempre di forestazione urbana”.


Quanto a Via Volano, “vi è la possibilità di svuotare e bonificare un’area importante e degradata a ridosso del baluardo di Porta d’Amore e invece di valorizzare il vallo, dando spazio al vuoto e al verde, lo si riempie con un parcheggio (circa 1/3 del MOF), un ennesimo parcheggio sottomura”.


La giunta giura anche che si pianteranno alberi e si faranno delle piste ciclabili “ma si tratta di retorica. La natura di questi interventi è un’altra e riconfermano l’idea di una città fortemente privatizzata e costruita sulle esigenze del potenziamento della mobilità automobilistica e privata”.


“Credo che questi due ultimi progetti siano profondamente sbagliati – conclude l’architetto – e se realizzati pregiudicheranno la qualità urbana, ambientale e patrimoniale della città. Ferrara è una città ricca di associazioni di varia natura, alcune di queste hanno avuto un ruolo importante nell’avvio di progetti per la città: che non sia il caso di aprire una discussione in città, un forum su quale città vogliamo? Uno spazio di confronto pubblico e democratico dove approfondire idee, proposte e visioni per la Ferrara futura? La “transizione ecologica” ci impone di andare oltre le retoriche ecologiche che nascondono i vecchi vizi di una gestione urbana che costituisce uno dei problemi della città di oggi e che non possiamo più permetterci di non affrontare, andando oltre il greenwashing urbanistico”.

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