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Morì d’infarto e non si sarebbe salvato perché l’ospedale è troppo lontano

(archivio)


Ci sono luoghi in provincia di Ferrara nei quali avere un infarto, un infarto miocardico acuto nello specifico, rischia di essere una condanna a morte certa? E non solo per la gravità dell’evento, ovviamente, ma anche per la distanza dal primo ospedale in grado di affrontare tale condizione: l’ospedale di Cona. Troppo lontano da raggiungere e potersi salvare.


E così un caso giudiziario, quello nato dalla morte di Francesco D’Antoni, deceduto ad Argenta il 20 marzo del 2021 dopo l’intervento di due mezzi di soccorso del 118, pone interrogativi sull’organizzazione sanitaria nel territorio ferrarese, perché per la procura, sulla scorta delle conclusioni del proprio consulente medico legale, l’uomo non si sarebbe potuto salvare in nessun caso.


I circa 25 minuti di ‘ritardo’ nel corretto intervento di soccorso, che sono centro dell’indagine, non sarebbero comunque stati sufficienti “a coprire lo spazio che intercorre tra l’abitazione della vittima e l’Ospedale di Cona, il più vicino nosocomio dotato di un servizio di emodinamica (distante 35.6 km), e la successiva sottoposizione ad una angiografia urgente, in tempo utile per salvarlo”. Dunque, scrive la procura, l’uomo “sarebbe comunque deceduto durante il tragitto in ambulanza, anche in caso di arrivo al domicilio di un’ambulanza con medico a bordo. Deve purtroppo darsi atto che non sussiste, pertanto, nesso di causalità tra il decesso ed il ritardo nel soccorso”.


Insomma, anche di fronte a un intervento perfetto da parte del 118, D’Antoni non si sarebbe salvato perché l’ospedale più grande, più attrezzato, il fulcro della sanità provinciale, è troppo lontano.


Per questo il pm Ciro Alberto Savino ha chiesto al gip di archiviare l’indagine per omicidio colposo che vedeva indagati il direttore sanitario del distretto sud-est e un’operatrice telefonica del 118, entrambi con responsabilità diverse. Il primo per aver disposto che dal 18 marzo 2021 – siamo ancora in piena pandemia e in piena crisi sanitaria – l’ambulanza del Pronto soccorso di Argenta non fosse più munita di medico a bordo, aggiungendo che eventuali codici rossi sul territorio sarebbero stati gestiti da altre automediche presenti in provincia. La seconda per non aver mandato subito un mezzo di soccorso medicalizzato dopo l’intervista telefonica in cui il paziente lamentava forte dolore al petto e dispnea, e poi che non riusciva più a respirare.


A intervenire, alle 23.19 fu infatti un’ambulanza con solo un’infermiera, che non aveva possibilità d’intervento, e che per questo richiese l’arrivo di un mezzo con medico a bordo, che giunse sul posto alle 23.46 e ne constatò la morte (l’ora ‘reale’ del decesso è datata circa alle 23.20). Ma anche se fosse giunta subito, a quanto pare, non avrebbe potuto cambiare le sorti della vittima.


“Il paziente – scrive il pm, sempre sulla scorta dei rilievi del consulente tecnico – si sarebbe potuto salvare solo attraverso il trasferimento immediato in un reparto di emodinamica, con esecuzione di angiografia in regime di emergenza, poiché tutti i restanti trattamenti terapeutici riportati in letteratura e nelle linee guida non sarebbero stati salvifici”.


E allora, al di là del caso giudiziario, la questione riguarda le politiche sanitarie e i presidi sanitari nel territorio: si può morire in provincia di Ferrara perché l’ospedale è troppo lontano?


La questione viene analizza anche dall’avvocata Gabriella Azzalli, che assiste la moglie della vittima: “La signora ha presentato un esposto alla Procura e in ogni nostro incontro mi ha ribadito di averlo fatto principalmente allo scopo di evitare il ripetersi di ciò che è accaduto al marito e ai suoi figli, presenti al momento della sua morte”, spiega Azzalli che cercherà di non far chiudere il caso: “Proporrò opposizione alla richiesta di archiviazione – anticipa – ravvisando la necessità di procedere a ulteriori indagini e di ciò ne discuterò nelle sedi proprie”.


“Va comunque sottolineato, al di là dell’analisi del caso concreto, come la motivazione con la quale il Pm propone l’archiviazione apra il campo a diverse riflessioni sul funzionamento del sistema sanitario ferrarese nei casi di emergenza – prosegue Azzalli -.  È infatti indiscussa, come si legge nella stessa richiesta di archiviazione, l’esistenza di ‘un’evidente criticità nell’operato dell’operatore della Centrale Operativa del 118 e, a monte, del direttore sanitario del Distretto Sud Est dell’Ausl di Ferrara, che appena qualche giorno prima aveva disposto l’abbandono temporaneo del servizio del medico a bordo delle autoambulanze provenienti da Argenta”.

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