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Muore la storica fornaia Maria Teresa: il panificio Farinelli di Lagosanto chiude dopo 120 anni


LAGOSANTO. È proprio il caso di dirlo: un grande pezzo di storia che non c’è più. Martedì Lagosanto ha dato l’ultimo saluto a Maria Teresa Bigoni, che il giorno dopo avrebbe compiuto 80 anni. Con la sua morte è arrivata la decisione della famiglia Farinelli di chiudere definitivamente il forno di famiglia, che poteva vantare una storia ultra centenaria con quattro generazioni di fornai al lavoro.



Una decisione sofferta quella della figlia Cristiana (di professione veterinaria), ma inevitabile per i lutti che hanno colpito nel giro di pochi mesi la famiglia. Perché se il papà Luigi è deceduto nel 1997, risale allo scorso 25 novembre la morte prematura del figlio Luca (fratello di Cristiana) all’età di 60 anni. Le sorti dell’attività commerciale erano nelle sue mani, così dopo una chiusura temporanea con l’ultimo lutto di Maria Teresa è giunta la decisione di fermare definitivamente il forno, anche se c’è sempre una piccola speranza di trovare qualche giovane pronto a rilevarlo, chissà...



Oltre un secolo



Andando a ritrovo nel tempo, troviamo che Luigi Farinelli e Maria Teresa si erano sposati l’8 ottobre del 1960 e dal giorno dopo lei è entrata a far parte della grande famiglia Farinelli, che gestiva da generazioni il forno storico situato al centro del paese, in piazza Vittorio Veneto.



«Teresa, poco più che maggiorenne dentro a quella vita o dietro quel banco, vi è entrata con anima e cuore, poiché davvero dal giorno dopo nonna Maria l’aveva messa sotto, tra banco e impasti - ricordano la figlia Cristiana con il marito Andrea -. Lei con dedizione aveva appreso tutto il buono di una tradizione magica, facendo confluire segreti singolari, con tante cose da lei personalizzate e anche trasformate sono diventate successivamente le cose che infondo, hanno preso per mano tutti».



Infatti, chi di Lagosanto, non ricorda volentieri la brasadela, al turtion, i luin della “Teresa dal foran” o, ancora il ciopet e la famosa pizza “al Tigin” che ha accompagnato generazioni di bambini mentre passavano per andare a scuola o nel pomeriggio per far merenda. Andando ancora più indietro, verso la fine degli anni ’50, Luigi, il suo fidato dipendente Luciano («unica memoria storica rimasta») e l’amico immancabile del forno Giovanni “la Svana”, andavano in giro per le poche pizzerie dei Lidi per capire i segreti che si nascondevano dietro questa pinza rossa e bianca per poi, con molta umiltà, avere avuto la capacità di trasformarla nella loro famosa pizza.



Il forno era stato fondato alla fine dell’800 e tramandato da ben quattro generazioni Farinelli. Iniziarono i genitori di Baldo Farinelli tra la fine dell’800 e gli inizi del ’900: lui con la moglie, la “Maria Tresoldi”, fece fiorire l’attività. Senza dubbio ne furono gli artefici principali, quelli che dal periodo della Grande Guerra costruirono quello che poi è arrivato fino ai giorni nostri.



Fino ai giorni nostri



Da oltre cent’anni il forno faceva pane per il comunità, con un bacino di clientela fedele e affezionati che venivano anche da altri paesi appositamente per comprare il pane o le cose particolari di Luca e Teresa. Un forno dentro al quale sono cresciuti i tanti bambini del mondo Farinelli, i figli di Luigi e Tea, ovvero Luca e Cristiana, Enrico, Cinzia e Tiberio (medico).



Fra gli aneddoti, nel 1976 anno dello scudetto del Torino, Luigi decise di regalare la pizza a tutti i bambini del paese. O, ancora, l’arrivo del rappresentante dei mugnai, l’Emiliana Farine, incuriosito per i quintali di farina consumata: evento che si concluse con una grande festa.



Questo forno artigianale (oltre 200 metri quadrati), nel suo momento di gloria, dagli anni ’70 del boom economico, era uno dei punti di riferimento del paese. E ancora nel 2020 vinse il premio “Best gourmet” come miglior pane della tradizione e della coppia ferrarese.



«Purtroppo oggi Lagosanto rimane senza forno artigianale e questo è il dispiacere più grande. È vero che il pane oggi lo si può comprare ovunque, ma un fornaio insieme al suo profumo è un’altra cosa. Ciao Luigi, ciao Teresa, ciao Luca: adesso produrrete il vostro pane con tranquillità per gli angeli».



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