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Palio di Ferrara al fotofinish e San Giacomo fa il tris












di Francesco Casari


Quella 2022 sarà una edizione indimenticabile per il Borgo San Giacomo che ha trionfato in tre competizioni su quattro, aggiudicandosi all’ultimo secondo l’aureo Palio di San Giorgio, il più ambito, quello della corsa dei cavalli.


Per decretare il vincitore è stato necessario ricorrere alla tecnologia, tanto erano vicini i fantini di San Giacomo e di San Giorgio: dopo un lungo conciliabolo, da cui sono stati tenuti a debita distanza giornalisti e curiosi, il fotofinish ha premiato Francesco Caria, detto Tremendo. Il cavallerizzo sardo, insieme al suo destriero Arsenico Lupin, ha riportato il Palio di San Giorgio ai gialloblu, campioni per la quattordicesima volta. L’ultima era stata nel 2015, sette anni fa.


Una volta che i cavalli sono scesi nell’anello di piazza Ariostea, o piazza nova, l’atmosfera si è fatta ben più tesa che per le competizioni precedenti e i tifosi assiepati sugli spalti hanno cominciato ad alternare alle grida eccitate momenti di nervoso silenzio.


I campioni delle otto contrade hanno fatto il giro di perlustrazione, mostrandosi al pubblico e cominciando già lo studio reciproco. La posizione dei cavalli all’interno dei due canapi della partenza era stata stabilita dalla sorte attraverso un’estrazione condotta dagli otto capitani di campo.


L’ordine da raggiungere era dall’interno verso l’esterno: San Giorgio con Simone Mereu su Albalonga, San Luca con Massimo Colombu su Vandà, San Paolo con Alessio Giannetti su Carilbom, San Giacomo con Francesco Caria su Arsenico Lupin, San Giovanni con Alessio Micheli su Adone da Clodia, Santa Maria in Vado con Andrea Chessa su Ultimo Baio, San Benedetto Con Dino Pes su Ribelle da Clodia e ultimo, di rincorsa, Santo Spirito con Sebastiano Murtas su Anda e bola, ma non appena l’esperto mossiere Gennaro Milone ha cominciato a chiamarli per mettersi uno alla volta in posizione di partenza, è subito stato chiaro che non sarebbe stato un procedimento facile. I fantini a ridosso dei due canapi hanno cominciato, mossi dalle ambizioni di vittoria, ad ostacolarsi a vicenda e a scambiarsi sguardi taglienti e parole poco amichevoli, rendendo le operazioni molto difficili.


Milone è dovuto intervenire di continuo per cercare di riportare, per quanto possibile, la calma e consentire lo svolgimento della gara. Una dopo l’altra, segnalate dai botti, si sono succedute le false partenze, causate dalla irruenza e dall’agonismo estremo dei fantini. I loro accesi animi sono stati alimentati ulteriormente dal pubblico, specie dalle tifoserie più vicine alla disputa, quella sambenedettina e le due acerrime rivali di San Luca e San Giacomo, che per tutto il tempo si sono pungolate reciprocamente con cori e sfottò.


Al quarto tentativo di mettere in fila gli sfidanti, si è resa necessaria una pausa ben più lunga per un motivo che a posteriori sembra quasi un auspicio: “Arsenico Lupin ha perso un ferro”, grida Caria, mentre attraversa la piazza per cercarlo nel fondo terroso della pista; glielo indicano cento persone dalla tribuna e così lo ritrova, ma occorre tempo per rimetterlo allo zoccolo. Ad un certo punto la tensione porta il fantino di San Benedetto e quello di San Paolo, ad arrivare addirittura alle mani, con cui si spintonano vicendevolmente. Vengono redarguiti dal mossiere, ormai esausto, che poco prima aveva ricevuto un’ovazione dall’intera piazza per la tenacia con cui ha provato a portare ordine.


Nel frattempo Chessa aspetta in agguato dietro agli altri, renitente a mettersi al suo posto, San Giovanni sgomita con San Luca e San Giacomo, volano i richiami.


Man mano che i tentativi falliscono, si fa strada tra gli appassionati e gli addetti ai lavori il timore per la minaccia dall’avvicinarsi inesorabile delle tenebre, il Palio di Ferrara è una corsa diurna.


Fortunatamente all’ottavo tentativo tutti e otto i cavalli si trovano nel punto prestabilito e allora il mossiere può finalmente dare il via. San Giorgio dall’interno prende subito la testa della corsa, resistendo spalla a spalla all’attacco di San Luca che prova invece a passarlo dall’esterno. Dopo la prima curva è però Andrea Chessa, detto Nappa II, a incalzare: man mano che avanzano, Santa Maria in Vado recupera terreno e, per un attimo, davanti alla tribuna sud, colma di tifosi gialloviola, è davanti a tutti.


È solo un’illusione, infatti perde un po’ di terreno e da dietro comincia a incombere Caria in groppa ad Arsenico Lupin. Dietro di loro San Luca e poi, a distanza, gli altri.

Prima dell’ultima curva comincia il duello serrato tra San Giorgio, che tiene l’interno e conduce dalla partenza, e San Giacomo che incalza da dietro. Imboccano il rettilineo finale quasi appaiati nello stesso modo tagliano anche il traguardo. Una bandiera sventolata dal prato troppo precipitosamente fa per un attimo esplodere di gioia i giallorossi, ma i contradaioli sugli spalti devono soffocare le urla di gioia, non è possibile a occhio nudo stabilire un vincitore.


I fantini si avvicinano ai propri tifosi e lì insieme aspettano il verdetto, che si fa attendere. Occorre utilizzare il fotofinish, i giudici e i dirigenti del palio si radunano in un capannello attorno ai tecnici che indicano loro il fermo immagine. Il personale addetto alla sicurezza allontana giornalisti e curiosi. Poi, rompendo la suspense, comincia a circolare sul prato la notizia che, per solo cinque centesimi di secondo, San Giacomo è campione.


Arriva dagli altoparlanti la conferma ufficiale: i tifosi gialloblu allora si riversano nella piazza per una terza e ultima volta, ma questa volta sono molti di più, è un momento di smisurata felicità per tutti loro. Sollevano e portano in trionfo il fantino sardo che dedica la vittoria “a mia moglie, alla mia famiglia, ai miei figliocci, ai miei amici e a San Giacomo” e interrogato sulle sensazioni nel finale risponde “ero fiducioso, ma quando si arriva al fotofinish in due c’è sempre timore”.


In mezzo alle urla e ai pianti avvengono le ultime formalità con la consegna del Palio di San Giorgio, la Coppa ed il gonfalone comunale da parte del presidente dell’Ente Palio e delle autorità cittadine. Infine, le contrade vincitrici hanno lasciato la piazza e si sono dirette verso il centro cittadino portando in corte i palii.

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