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“Patto di scelleratezza”. A settembre il processo a Solaroli per istigazione alla corruzione

(foto di Riccardo Giori)


È stata fissata al 20 settembre l’udienza preliminare che vede imputato il consigliere comunale della Lega Stefano Solaroli per istigazione alla corruzione.


Il caso è quello passato alle cronache come quello del “trenino”, scoppiato nel gennaio del 2020 dopo che la trasmissione Piazza Pulita mandò in onda l’audio di una conversazione privata risalente al novembre 2019 tra l’allora consigliera della Lega Salvini Premier Anna Ferraresi e il suo collega di partito.


La proposta – rifiutata poi dalla Ferraresi che entrerà nel Gruppo Misto – prevedeva un impiego nel “nuovo servizio del trenino. Serve una hostess che accolga le persone e gli spieghi come funziona”, spiegava Solaroli in un corridoio di Palazzo Municipale, lontano da occhi e orecchie indiscreti.


Il trenino era il nuovo servizio elettrico di trasporto dei turisti. “A me sei venuta in mente te – continua Solaroli – prima di tutto perché sei una rompicazzo, così ti cavo dai coglioni e non ti vedo più. Tu sai che è incompatibile con il ruolo da consigliere. Nicola (Lodi, vicesindaco leghista di Ferrara ndr) è d’accordo, ne ho parlato con Alan (Fabbri, sindaco leghista di Ferrara ndr) e mi ha detto: se a lei va bene a me va bene”.


Per quelle frasi Solaroli finì indagato insieme a Lodi. Al termine delle indagini il pm chiese l’archiviazione. Che il gip ha accolto solo per Naomo per l’assenza di prove o indizi che vadano al di là di una suggestione sul suo coinvolgimento.


Per il suo braccio destro, invece, “è dato pacifico che Solaroli abbia rivolto alla Ferraresi una vera e propria offerta, mettendo sul piatto un posto di lavoro”, rilevava in sede di rinvio a giudizio il giudice, secondo il quale, dato il contesto e le espressioni usate, “è ben difficile ritenere che si fosse trattato di una mera prospettazione, a titolo di cortesia e slegata da qualsivoglia contropartita, di un’opportunità di lavoro come sollecitata dalla Ferraresi”.


Per il giudice è “significativo” che Solaroli abbia affermato di avere avuto il via libera dai vertici del partito (Lodi e Alan Fabbri, ndr) alla formulazione dell’offerta: è vero che l’indagine non ha appurato se sia stata o meno una “pura millanteria”, “in ogni caso è lo stesso Solaroli a trattare la questione ad un livello politico e non di meri rapporti interpersonali e/o di amicizia”.


E a corroborare questa lettura, vi sono le altre espressioni usate dal consigliere, ovvero di aver scelto Ferraresi come beneficiaria dell’offerta di lavoro poiché “rompiscatole” in modo da levarsela dai piedi, invitandola peraltro a “non dire nulla” per non “bruciarlo”: “Il che – scrive il gip – rimanda, piuttosto, alla prospettazione di una pactum sceleris”.


E anche se è vero che di fatto il lavoro come hostess del trenino turistico non avrebbe comportato una incompatibilità con la carica di consigliera, è Solaroli ad affermarla come parte dell’offerta e questo “altro non rappresenta se non l’indicazione della necessaria contropartita del proposto accordo corruttivo, in parte già precedentemente esplicitata (‘così ti cavo dai coglioni e non ti vedo più’)”.


Un’offerta – un proposto “mercimonio della funzione pubblica” – sulla quale per il giudice delle indagini preliminari non vi è alcuna evidenza del fatto che fosse “sconclusionata, vaga ed impossibile, anzi; essa alla luce del contesto e del tenore del colloquio, può dirsi formulata in maniera seria e circostanziata”. Questo perché Solaroli presenta a Ferraresi il posto con tutte le sue caratteristiche di base, competenze e compenso, e la rassicura anche per la sue carenze in inglese. Offerta concretata sia dalla richiesta di fargli avere un curriculum sia dall’inviarle anche una copia del contratto di lavoro, anche se “poi non risultato essere quello utilizzato dalla società affidataria del servizio”.


Al momento dell’offerta, poi, “ancora non erano definite le modalità con cui quel servizio sarebbe stato approntato”. E quindi l’offerta era sufficiente a “determinare una rilevante probabilità di causare un turbamento psichico nel pubblico ufficiale”, ovvero poteva seriamente spingere Anna Ferraresi ad accettare il lavoro e abbandonare il suo posto in Consiglio comunale.


Il caso politico ebbe clamore a livello nazionale. A livello locale si risolse nella richiesta di dimissioni avanzata dalle opposizioni e bocciata dalla maggioranza.


Al processo Anna Ferraresi si costituirà parte civile.

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