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Petrolchimico. I lavoratori passano ai fatti: è sciopero generale

Tutto il Petrolchimico di Ferrara è chiamato allo sciopero generale per tutta la giornata di lunedì 9 maggio, lo stesso giorno in cui Eni inizierà le operazioni di spegnimento definitivo del cracking di Porto Marghera.


La decisione di è stata ufficializzata da Cgil e Uil provinciali di Ferrara, insieme alle categorie dei chimici, metalmeccanici, logistica e dei servizi.


Lo sciopero verrà accompagnato da una manifestazione davanti alla portineria est del sito produttivo, dalle 8 alle 12,30.


La mobilitazione arriva anche su impulso di un forte mandato ottenuto dai sindacati nel corso delle assemblee tenutesi giovedì e venerdì con i lavoratori giornalieri e con i turnisti (che sciopereranno dalle 6 del 9 maggio alle 6 del 10 maggio).


Il motivo che più preoccupa sindacati e lavoratori è che non vi sono garanzie sulla continuità e qualità della fornitura di materia prima che alimenta gli impianti produttivi di polietilene e gomme (impianti F X e GP 26/27 di Versalis) e di polipropilene (impianti F24 e MPX di Basell), fino ad oggi garantita dal cracking.


“Secondo quanto dichiarato da Eni – osservano i sindacati nella comunicazione di sciopero – già un anno fa si sarebbero dovute realizzare operazioni concrete per rinforzare le strutture logistiche e garantire così la continuità delle forniture, in quantità e qualità, delle materie prime destinate ai siti di Mantova e Ferrara. Peccato che nel comunicato stampa di inizio maggio la stessa azienda abbia dichiarato che gli investimenti per quelle operazioni non sono stati ancora realizzati. Le forniture dunque saranno ‘garantite’ con le stesse modalità già sperimentate nel 2014, in occasione di una prima cessazione di attività del cracking (poi riavviato) e che avevano creato problemi di continuità produttiva e di qualità dei monomeri inviati via pipeline, da navi in arrivo nel porto veneziano”.


“Crediamo che oggi sia nostro compito promuovere una iniziativa che contrasti l’abbandono del destino di centinaia di lavoratori diretti e dell’indotto alle decisioni dell’Eni – affermano Cgil e Uil -, che intanto chiude le attività a Marghera e che per il poi promette investimenti come ha fatto negli ultimi 10 anni e che non sono (e dunque presumibilmente non saranno) mai portati a termine”.


Non convincono né le “rassicurazioni” sull’attenzione agli equilibri occupazionali, né “le dichiarazioni ‘bonarie’ delle imprese clienti di Eni come Basell, sembrano essere pervase dallo stesso spirito, ispirato dalla conformazione aziendale multinazionale che eventualmente permetterà di trasferire altrove le produzioni che non si rivelassero più vantaggiose a Ferrara: in entrambi i casi una distruzione di lavoro che si scaricherà sul territorio in particolare sull’indotto”.


“Bisogna mettere in campo il ruolo e la prospettiva del lavoro, delle lavoratrici e dei lavoratori – concludonoi sindacati – per la salvaguardia della chimica di base, per una giusta transizione e per la difesa del principale sito produttivo della provincia”.

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