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Sant’Antonio in Polesine, al via il recupero della parte settecentesca e il suo chiostro

SANT’ANTONIO IN POLESINE, VERSO IL RECUPERO DEI CHIOSTRI. VIA LIBERA A POTENZIAMENTO FONDI. PRIMA TRANCHE COMPLETATA ENTRO L’ESTATE. SARÀ UN ‘CENTRO DI VALORIZZAZIONE DELLA CULTURA BENEDETTINA E PER L’ACCOGLIENZA DEI PELLEGRINI”




Ferrara, 6 apr – Sarà completata quest’anno – nelle previsioni entro l’estate – la prima tranche di recupero dei chiostri del monastero di Sant’Antonio in Polesine. Il Comune è stazione appaltante in base a una specifica convenzione, in essere, col Demanio statale, a cui ha già inoltrato un piano di valorizzazione che consentirebbe – grazie al federalismo demaniale – di acquisire l’immobile nella prospettiva di cederlo successivamente alle monache dell’ordine di San Benedetto, che hanno già un progetto di recupero e finanziamenti disponibili raccolti con le donazioni dei fedeli.    L’intervento di riqualificazione in corso, che porterà alla realizzazione di un ‘Centro di valorizzazione della cultura e per l’accoglienza monastica benedettina’, ha già beneficiato di un finanziamento di circa 1.3milioni di euro di provenienza ministeriale (Dicastero della Cultura), tramite il progetto ‘Ducato Estense’. Fondi, questi, che comprendono 134.830 euro recentemente ammessi a finanziamento su richiesta, corredata da perizia, del Comune di Ferrara, poiché in corso d’opera sono emersi problemi ai sottocoppi, fenomeni particolarmente rilevanti di umidità di risalita e altre lavorazioni impreviste. A occuparsi del cantiere è un’Associazione temporanea di impresa capeggiata dalla E.T. Costruzioni. “Il Comune sta dando un importante contributo tecnico e ringrazio chi sta cooperando per la rinascita di questo luogo meraviglioso e carico di storia che, con una azione di rete, si avvia a mostrarsi nella sua completa bellezza, valorizzando la propria vocazione culturale e spirituale”, dice l’assessore Andrea Maggi.   Attualmente le monache risiedono nella porzione del convento di proprietà comunale, già recuperata con finanziamenti post sisma. La rimanente parte del chiostro, di proprietà demaniale, è anche nota come ex caserma Caneva, denominazione assunta dopo le soppressioni napoleoniche e la conseguente trasformazione dell’edificio religioso in struttura militare, poi abbandonata fino agli anni ’80 del Novecento.  La prospettiva del dopo lavori è quella di acquisire l’immobile tramite il federalismo demaniale e di cederlo alle monache. A quel punto una porzione continuerà ad essere convento e l’altra diventerà, nelle intenzioni, un luogo di valorizzazione della cultura monastica e benedettina e per la promozione dell’artigianato, delle produzioni e dell’arte qui realizzata.











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