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Siccità. La Regione vuole lo stato d’emergenza nazionale

La situazione è gravissima e, dopo la riunione di oggi, lunedì 20 giugno, davanti all’Osservatorio del distretto del Po che ha dichiarato severità idrica rossa, la Regione Emilia-Romagna è orientata ad arrivare alla dichiarazione dello stato di emergenza regionale (così come Piemonte, Lombardia e Veneto), utile e prodromica alla richiesta dello stato di emergenza nazionale e chiedere così di mettere a disposizione risorse, anche del Pnrr, per nuove infrastrutture che risolvano il problema acqua nei prossimi anni.


È corsa ai rimedi, immediati, per arginare la crisi idrica che sta facendo morire il Grande Fiume. Oggi l’Autorità di Bacino ha detto chiaro e tondo che, vista la mancanza di pioggia e le temperature in aumento di questi giorni (+3 gradi sulla media stagionale), siamo di fronte a “uno scenario desolante”.


Per capirlo basta guardare la portata registrata oggi a Pontelagoscuro di 180 metri cubi al secondo. Il cuneo salino è risalito fino a 21 km dalla costa ed è a rischio la derivazione costante del Cer-Canale Emiliano Romagnolo sia per l’agricoltura della Romagna che dell’Emilia Orientale.


Da parte della Protezione Civile c’è attenzione altissima dopo la ricognizione sui potabilizzatori del Delta (fatta insieme alla Regione Emilia-Romagna), in particolare per gli impianti dei gestori Acque Venete e Romagna Acque, che servono quasi 700-800 mila persone grazie a 7 centrali di potabilizzazione. Attenzione alta anche sugli impianti di raffreddamento delle stazioni termoelettriche.


Ma la situazione è vicina al collasso lungo tutto il percorso del Po. In Piemonte si registrano criticità evidenti anche in aree montane e pedemontane nel comparto idropotabile. In Lombardia la riduzione dell’apporto di quasi tutte le portate degli affluenti verso il fiume Po è drastica, mentre solo il Lago di Garda resta al 60% della sua capacità di riempimento. Anche il Lago Maggiore, principale magazzino di risorsa essenziale per il Grande Fiume, è solo al 24% della sua capacità di invaso.


In Veneto a Porto Tolle si interrompono le derivazioni irrigue fino a oltre 20 km dalla costa per l’intrusione del cuneo salino. Oggi dal Po si derivano solo 8 metri cubi al secondo, pari ad oltre 60% in meno di portata.


“La siccità estrema con severità idrica alta – sottolinea il segretario generale di ADBPo-MiTE Meuccio Berselli – ci obbliga ad un cosiddetto ‘semaforo rosso’ che bloccherebbe ogni tipo di uso, consentendo solo quello idropotabile; ma grazie ad alcuni provvedimenti mirati utili, per quel che resta in termini di quantità disponibile, assicuriamo la continuità dell’irrigazione, pur se in misura ridotta, all’agricoltura e approvvigionamento per l’habitat mantenendo, come primo obiettivo, l’idropotabile. Proseguendo così il prelievo dai laghi si garantisce la continuità irrigua. Giunti a questi livelli ogni decisione porta con sé margini di criticità ma il traguardo, in ottica di area vasta, è minimizzare il danno quanto più possibile in attesa di potenziali integrazioni amministrative dei territori e organi di governo”.


In sintesi, si decide di ridurre del 20% i prelievi irrigui a livello distrettuale rispetto ai valori di venerdì 17 giugno, al fine di sostenere le portate del Po nel tratto di valle per assicurare l’uso idropotabile delle province di Ferrara, Ravenna e Rovigo e per contrastare la risalita del cuneo salino nelle acque superficiali e sotterranee


Intanto i calcoli dei danni potenziali si fanno sempre più ingenti. Rischiamo gravissimi danni alle produzioni orticole e frutticole – conferma l’assessore regionale all’agricoltura Alessio Mammi -. Servono quanto prima risorse per investire in infrastrutture idriche e costruire invasi per conservare l’acqua quando è disponibile, per poterla poi utilizzare nei periodi siccitosi. La realizzazione di infrastrutture deve essere una priorità nazionale e occorre semplificare le procedure amministrative per poter velocizzare il più possibile i percorsi progettuali e la realizzazione. La Regione ha messo a bando 7 milioni di euro per invasi aziendali ma occorrono anche invasi territoriali per aumentare sensibilmente la capacità di stoccaggio. Utilizzando al meglio anche le importanti risorse del Pnrr che sono già disponibili”.


Intanto per domani è attesa a Bologna la Cabina di regia, convocata urgentemente dal presidente della giunta Stefano Bonaccini per fare il punto con Protezione civile, Arpae, gestori del settore idropotabile, Atersir, Anbi e Cer e l’Autorità di distretto del Po.


In quella sede si procederà per arrivare allo stato di emergenza nazionale. “Ribadiamo come servano interventi rapidi per rispondere alla crisi che stiamo vivendo e altri, strutturali, per risolvere una situazione che ormai si ripete ogni anno – conferma l’assessora regionale all’ambiente Irene Priolo -. In entrambi i casi serve l’intervento del Governo e la realizzazione di misure e progetti nazionali. Bene, in tal senso, l’impegno a intervenire arrivato dai ministri competenti e dal capo della Protezione civile nazionale”.

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