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Vm di Cento, a rischio quasi 400 posti di lavoro

Cento. La Vm di Cento rischia di pagare un sacrificio salatissimo sull’altare delle nuove esigenze economiche e produttive dell’automotive.


Conti alla mano, si parla di quasi 400 persone che rischiano il posto di lavoro, se è vero che – come riportano i sindacati Fim, Fiom, Uilm, Fismic, Uglm e Aqcfr – che in base al piano industriale di Stellantis “sullo stabilimento Vm di Cento non ci sarebbe prospettiva lavorativa per quasi metà del personale attualmente occupato”.


E considerando che la Vm, storica azienda centese (fondata nel dopoguerra da Vancini e Martelli per realizzare motori diesel per il settore agricolo) negli ultimi anni è passata da 1200 dipendenti a poco meno di 800, si può comprendere l’impatto devastante che il territorio dovrebbe sopportare.


Questo il fattore più preoccupante che emerge dal nuovo tavolo istituzionale di confronto convocato dalla Regione Emilia-Romagna, al quale erano presenti – oltre ai sindacati Cgil Cisl Uil, Fiom, Fim, Uilm, Ugl (nazionali regionali e provinciali) Fismic e Aqcfr – anche il Comune di Cento e la Provincia di Ferrara. Un tavolo nel quale la direzione del gruppo Stellantis ha illustrato a grandi linee il progetto industriale per lo stabilimento Vm di Cento.


L’azienda ha innanzitutto confermato che nel corso del 2023 la produzione collegata all’automotive (V6 Gen3), che occupa più di 300 persone, andrà dismessa. Ma ha anche dichiarato che non è prevista nessuna prospettiva di sostituzione del prodotto; ciò significa concretamente la cessazione dello specifico ramo produttivo.


Diversa la discussione sulla produzione di motori industriali e marini, rispetto alla quale l’azienda ha esplicitato la volontà di realizzare opportunità di sviluppo in termini di ibridizzazione, elettrificazione e conversione all’idrogeno. Per sviluppare questo business l’azienda ha dichiarato che nelle prossime giornate procederà alla creazione di una specifica unità produttiva Industrial e Marine, nella quale confluiranno alcune delle unità produttive già presenti sul sito, “senza però dichiarare quali – specificano i sindacati -, e con esse i lavoratori occupati senza indicare numeri precisi”.


“In base al piano sommariamente illustrato – lamentano i sindacati – emerge chiaramente che sullo stabilimento Vm di Cento non ci sarebbe prospettiva lavorativa per quasi metà del personale attualmente occupato, con ricadute pesantissime per un territorio già negli anni provato dalla crisi, anche rispetto all’indotto dello stesso stabilimento”.


Le dichiarazioni fatte dall’azienda di disponibilità alla gestione del personale in esubero attraverso la ricollocazione presso lo stabilimento Maserati di Modena rispetto al quale hanno annunciato nel corso dell’incontro un investimento per un nuovo reparto di verniciatura o un piano di incentivazione all’uscita “non sono assolutamente sufficienti a risolvere il problema”.


L’assessore regionale Vincenzo Colla valuta invece positivamente l’incontro, ravvisando disponibilità di azienda e organizzazioni sindacali a valutare, nell’autonomia di ciascuno, l’applicazione del piano industriale messo in campo da Stellantis.


“Questo tavolo apre una nuova discussione tra le parti, nella correttezza di relazioni, per valutare il percorso nell’autonomia di ciascuno. Bene – ha commentato – la disponibilità a seguire e monitorare gli investimenti e l’impatto sociale. Il polo Vm di Cento è un asset strategico del nostro territorio, resta forte la preoccupazione per la tenuta occupazionale e per l’indotto, quindi per la tenuta sociale di un’area già debole. Per noi il piano industriale deve rappresentare una reindustrializzazione innovativa di processo e di prodotto”.


Inoltre, hanno aggiunto le istituzioni, “siamo attenti al confronto di Stellantis al Ministero dello Sviluppo economico. Vogliamo restare dentro quella discussione di strategia complessiva, pronti a relazionarci col nuovo Governo per riconvocare il Mise anche al nostro Tavolo, data l’importanza della vertenza per il futuro del territorio”. 


Meno ottimiste, come detto, le organizzazioni sindacali, secondo le quali “ogni discussione deve avere come presupposto di partenza la definizione di un piano industriale preciso e di prospettiva per lo stabilimento Vm, che garantisca continuità occupazionale e non preveda nessun esubero unilaterale da parte dell’azienda, che non sarebbe accettato da parte delle organizzazioni sindacali”.


Per Fim, Fiom, Uilm, Fismic, Uglm e Aqcfr è necessario che venga avviato un confronto sindacale che “chiarisca il perimetro del progetto industriale, il numero dei dipendenti coinvolti, che discuta della formazione necessaria a sostenere i futuri programmi produttivi e che valuti gli ammortizzatori sociali utili per la gestione della transizione dello stabilimento. Questa discussione dovrà necessariamente essere portata al tavolo del Ministero dello Sviluppo Economico e del Ministero del Lavoro, una volta costituito il nuovo governo”.


Sulle possibili ricadute per il territorio i sindacati sostengono che “quanto prima dovrà essere avviato il confronto specifico con l’azienda” e nei prossimi giorni saranno programmate le assemblee sindacali per un primo confronto con i lavoratori.

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