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XII Morelli, morto Dino Govoni: la comunità piange il pilota cercato dalla Ferrari

XII MORELLI. La comunità centese in generale piange uno dei suoi figli più noti, quell’Odoardo Govoni, per tutti Dino (o anche Odoardino), protagonista di tantissime vittorie in corse automobilistiche, dalla Mille miglia alle gare speciali su strada, compresi sette titoli italiani e un campionato europeo, che gli sono valsi un libro e gli elogi in passato dei suoi tanti tifosi che partivano a bordo di pullman per andarlo a seguire nelle corse. Govoni è morto lunedì mattina all’età di 90 anni all’ospedale di Cento. La notizia si è sparsa in breve tempo al suo paese, XII Morelli, e a quelli vicini, dove l’ex pilota era molto noto.

GLI INIZI

Govoni è figlio di quel Luigi detto “Gigetto” proprietario del grande macello di XII Morelli, attività che dava lavoro a tantissime persone. A Govoni padre è stato intitolato il giardino pubblico che confina con la piazza del paese (alla presenza di Odoardo e delle sue sorelle), quella piazza da dove negli anni d’oro di Odoardo pilota partivano i pullman dei suoi tifosi.

Nel 2018 Maurizio Messori per l’associazione culturale “Famé Zentéisa” scrisse il libro “Se il vento non ha colpa. Delle gesta di un cavaliere ardimentoso e senza macchia di nome Odoardo (Dino) Govoni”, presentato in sala Zarri il 6 ottobre di quell’anno. L’ex pilota, vincitore in carriera di 60 corse, si raccontò in una lunga intervista al canale Youtube dell’attività commerciale Eurotarget: «Allora ho rappresentato qualcosa - disse -; correvo con una buona macchina, ma non era la Ferrari. Amavo le auto già da bimbo, poi a 26 anni ho acquistato una Maserati usata e ho fatto le prime corse con buoni risultati. Poi dopo un anno ne ho acquistata una nuova e ho iniziato a vincere e dopo due anni ne presi un’altra ancora e ogni tanto battei le Ferrari. Ero molto superstizioso, servono fortuna e abilità, puoi essere molto bravo ma se manca la prima non vinci. Io poi correvo su strada, quasi sempre in salita, molto più difficile che in circuito dove fai tanti giri di prova: in quelle gare giusto un giro e poi direttamente la corsa. Insomma, ci ho messo del mio ma le auto correvano...».

L’INCONTRO MANCATO

Leggenda vuole che a un certo punto della carriera arrivò anche la chiamata del mitico Enzo Ferrari, ma Govoni era sotto la doccia e disse di richiamare. Cosa che al “Drake” non è andata molto bene e così la grande occasione per il pilota morellese è sfumata. Dopo che la Maserati smise di correre, Govoni passò alla Abarth e poi alla De Tomaso e ancora acquistò una Porsche 911 ST preparata per le corse che fino al 1980 è stata un’ottima compagna con cui ha corso gare in pista, in salita, oltre a diverse edizioni della Targa Florio e del Giro d’Italia, mantenendo il feeling con le vittorie.

L’anziano è sempre rimasto legato al territorio, affabile e disponibile, è ricordato da quanti l’hanno conosciuto come persona gentile e sempre pronta a scambiare una battuta, testimoniato dai numerosi messaggi di cordoglio apparsi ieri sui social.

Govoni lascia la moglie Laila, la figlia Giulia, i nipoti Edoardo, Giorgio ed Emma e gli altri parenti. L’ultimo saluto sarà dato domani partendo dall’ospedale di Cento per la Collegiata di San Biagio, dove alle 15 sarà celebrata la messa, poi l’ultimo viaggio al cimitero di Renazzo.

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